Rispettare l'essere umano: anche il Milan nella lotta al razzismo

Il Milan contro il razzismo: a che punto siamo, a un anno da Busto?

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Quella che è cominciata lunedì 17 e che terminerà domenica 23, giorno di Lazio-Milan, non è una settimana qualsiasi. L’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ha promosso infatti la X Settimana d’azione contro il Razzismo. Il mondo rossonero ha avuto a che fare, nel corso delle ultime due stagioni in particolare, con il fenomeno del razzismo.

La società ha chiaramente appoggiato una linea d’azione importante: come si legge nel Codice Etico approvato dal Consiglio di Amministrazione del Club, Il Gruppo Milan ripudia ogni discriminazione delle persone basata sul sesso, sulle razze, sulle lingue, sulle condizioni personali e sociali, sul credo religioso e politico. Dalle parole ai fatti: da ricordare ad esempio il supporto dato a Boateng dopo i fatti di Busto Arsizio, facendo indossare ai giocatori la maglia rossonera con la scritta “Ac Milan against Racism – Ac Milan contro il razzismo”, nella fase di riscaldamento poco prima della partita con il Siena del 6 gennaio 2013; o le parole di Clarence Seedorf, nella conferenza stampa alla vigilia di Napoli-Milan: “Contro i razzisti bisogna usare il pugno duro, punire ed essere severi. Gli stranieri devono sentirsi a proprio agio, bisogna convivere con la multietnicità. Chi sbaglia deve pagare, noi dobbiamo solo dare il buon esempio“.

Anche la stessa Uefa, a partire dall’ottobre del 2013, ha lanciato la campagna “No to Racism”, un segnale forte da parte della più importante federazione calcistica europea. Il calcio, così come qualsiasi fenomeno sociale, può e deve essere un mezzo per combattere ogni forma di discriminazione; tutti, cioè tifosi, giocatori, società, dirigenti, dovrebbero remare verso un’unica direzione, quella del rispetto e della difesa del diverso. 

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