milan seedorf - Troppe sconfitte nelle gare che contano

Il gioco e la mentalità di Seedorf sono “da Milan”, ma perdere due partite di fila, così, a San Siro…


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“Vincere giocando bene“: da sempre è questa in sintesi la missione del Milan Berlusconiano. Da Arrigo Sacchi in poi. “Giocare bene” è importante nella filosofia aziendale, ma vincere lo è di più. E il Milan di Capello lo dimostrava. Il Milan che sta lentamente cercando di tracciare Seedorf gioca bene, proprio come vuole il presidente, ma se non vince il giocar bene non serve. “Non siamo un parco dei divertimenti! bisogna vincere“: sentenziò Galliani qualche tempo fa. Il possesso palla nella metà campo avversari è molto “da Milan”, perdere due partite di fila a San Siro no. Attaccare a viso aperto le grandi squadre, come Napoli, Atletico e Juve è molto “da Milan”, perdere contro tutte e tre no. La mentalità offensiva e di imposizione del gioco è molto “da Milan”, i giocatori purtroppo no. E questo è il punto attorno a cui ruota la questione.

Per assecondare i desiderata di Seedorf ci vogliono uomini forti e con determinate caratteristiche tecnico-tattiche. La rosa di questo Milan non è adatta a fare 90 minuti di possesso palla. Giocare all’attacco per non fare mai gol non é prodottivo né conveniente. Anche perche poi fatalmente il gol lo prendi. Giocare all’attacco senza mettere in campo almeno due uomini gol (Balotelli e Pazzini) è un controsenso. Tutto si poteva pensare tranne che il Milan di Seedorf segnasse meno di quello di Allegri (9 gol contro 17 nelle prime 9 partite). Le due sconfitte contro Juve e Atletico apparentemente garantiscono al Milan un futuro roseo dal punto di vista del gioco, ma in realtá mostrano tutti i limiti di questa filosofia applicata a una squadra inadatta. Che senso ha giocare 45 minuti a ritmi altissimi, schiacciare l’avversario, dominarlo e poi non fare mai gol? La ripresa è poi spesso uno scontato e fisiologico calo completato dalla beffa del gol avversario. E’ come mettere la carrozzeria di una Ferrari sul motore di un’utilitaria per poi salirci sopra e guidarla come se fosse davvero un bolide. Il risultato è che si fonde il motore e la macchina si ferma. Ecco il Milan è lí, fermo. Fermo in classifica, fermo o meglio fuori in Champions e fermo nella collezione dei gol fatti. Oltretutto quando la palla va dentro (raramente) il gol nasce da un colpo di genio individuale, soprattutto di Balotelli, non da un’azione corale.

Ma non drammatizziamo e non stronchiamo subito Mister Seedorf che, a onor del vero sta lavorando su un materiale umano non scelto da lui e non assemblato dal suo staff che deve ancora costruire (ne faranno parte certamente Crespo, Stam, Davids e Kluivert. Oltretutto Clarence sta dimostrando di bruciare le tappe negli studi. La mossa di Poli ala esterna destra in fase offensiva e contemporaneamente “pressatore” ufficiale di Pirlo é stata un gran colpo. Seedorf che conosce bene Pirlo ha provato a colpirne uno dei pochi punti deboli. Salvo poi sconfessare tutto inserendo Saponara al posto di Poli e togliendo di fatto la marcatura a Pirlo, lasciando cosi libero il contropiede bianconero. Sbagliando si impara. Pazienza. Si apprezza molto di Seedorf anche il tentativo di ricollocare tatticamente gli uomini della rosa. Non solo Poli, ma anche Honda che adesso sta finalmente studiando da centrocampista. Insomma la mentalitá giusta c’é, l’esperienza pian piano arriva, mancano i giocatori adatti a questa filosofia di gioco e mancano le vittorie. Quelle devono arrivare il prima possibile. Anche per fare in modo che questo progetto diventi il più credibile possibile. Altrimenti nessuno si ricorderá del bel gioco del Milan di Seedorf cosiccome nessuno si sarebbe ricordato del pressing alto e delle sovrapposizioni di Sacchi se l’Arrigo nazionale non avesse vinto uno scudetto e due Coppe Campioni. Eppure Clarence di vittorie se ne intende…

Twitter: @ruiu19

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