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Taarabt come Aquilani? A Firenze la prova, ma c’è qualcosa sotto…


Adel Taarabt era giunto al Milan tra lo scetticismo generale, preceduto da una nomea da bad boy ed una consacrazione a rango di campione mai realmente avvenuta. Seedorf decide di schierare il nativo di Fes dal primo minuto nella difficile trasferta del San Paolo contro il Napoli, appena 7 giorni dopo l’arrivo a Milanello, e la prestazione offerta dal marocchino, va ben oltre le attese: un gol dopo pochi minuti dal fischio d’inizio e giocate che illuminano il gioco milanista. Anche nella sfida casalinga contro il Bologna di 6 giorno dopo, Taarabt dimostra di saperci fare con il pallone tra i piedi, saltando a più riprese il diretto avversario e creando quella superiorità numerica fondamentale per dare pericolosità alle azioni offensive. Passano 5 giorni ed a San Siro arriva il temibile Atletico Madrid di Diego Simeone, per Adel significa esordio nella “coppa dalle grandi orecchie”: il “Cristiano Ronaldo del Marocco” risulterà essere il migliore in campo, fondamentale in fase difensiva, quanto in quella offensiva, dando imprevedibilità alla manovra rossonera. Quattro giorni dopo, il Milan affronta, al Marassi, una Sampdoria rivitalizzata dalla cura Mihajlovic: i rossoneri passano grazie ai gol di Taarabt, ancora una volta in gran spolvero, e Rami. Passa una settimane ed a San Siro arriva la Juventus capolista e lanciatissima verso il terzo scudetto consecutivo. Ancora una volta, Taarabt risulta essere il migliore in campo nelle file rossonere, ma Seedorf decide di sostituirlo al 75′ dato il risultato ormai compromesso ed in vista della sfida di ritorno con l’Atletico Madrid. Un filotto dal punto di vista fisico piuttosto impegnativo per Taarabt, dato che nei 6 mesi al Fulham era sceso in campo da titolare appena 7 volte, mentre 5 erano state le apparizioni partendo dalla panchina. La sensazione era quella di aver fiutato un grande affare, uno simile a quelli dei tempi d’oro.

Al Vicente Calderon il 24enne fantasista disputa un primo tempo sottotono, tra l’altro come il resto della squadra ad esclusione di Kakà, tanto che Seedorf decide di sostituirlo inserendo Robinho ad inizio ripresa. Da quei 45 minuti in terra spagnola, di Taarabt si sono perse le tracce, con il tecnico olandese che ha preferito tenerlo in panchina per i match contro Parma e Lazio. Se con i ducali la gara si era messa subito in salita non favorendo l’eventuale ingresso del marocchino, non si spiega perché Seedorf nel match dell’Olimpico, abbia preferito schierare un sempre più abulico Honda titolare ed inserire, a gara in corso, Muntari al momento della sostituzione di Poli, quando era palese che la squadra rossonera abbisognava di qualità e di idee per scardinare la difesa biancoceleste. A molti tifosi del Diavolo, sarà tornato in mente il caso di Alberto Aquilani: il centrocampista romano era arrivato, nel 2011, dal Liverpool con la formula del prestito con obbligo di riscatto qualora il giocatore avesse toccato quota 25 presenze in A. Aquilani venne tenuto fuori, nella fase finale della stagione, dagli 11 titolari da Allegri palesemente per una strategia societaria, evitando così al Milan di sborsare i 6 milioni di euro pattuiti con i Reds.

Per capire se anche per Taarabt è in atto una strategia societaria (anche se in questo caso non c’è in ballo un limite di presenze, ma solo una giustificazione agli occhi dei tifosi in caso di mancato riscatto), bisognerà attendere meno di 72 ore, precisamente la gara contro la Fiorentina: la squalifica di Poli rende, qualora ce ne fosse bisogno, ancora più necessario lo schieramento del nativo di Fes nell’undici titolare. Si è forse già deciso di riscattare il solo Rami? O è solo un tentativo per cercare di abbassare la pretesa di 7 milioni di parte del Fulham? Al calciomercato l’ardua sentenza.

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