Via la gatta, ci pensa Gatti…

Casa Milan
Share on facebook
Share on whatsapp
Share on linkedin
Share on twitter

Che l’Assemblea dei Soci di questo pomeriggio abbia scritto un capitolo nuovo ed interessante della storia del Milan è fuor d’ogni dubbio: si è trattata dell’ultima riunione di aprile senza Barbara Berlusconi, ad esempio, ma è stata soprattutto la prima nella nuova sede di Via Aldo Rossi 8. Poi ci sono le certezze, quei fattori che non cambiano mai: uno di loro si chiama Gatti, che all’anagrafe dovrebbe fare Giuseppe, azionista di lungo corso con 500 azioni al suo attivo.

I colleghi che di assemblee ne hanno vissute parecchie raccontano di scambi accesi ai tempi dei momenti bui di Dida, dell’addio di Pirlo e anche l’anno scorso dopo la Diaspora che portò, tra gli altri, Ibrahimovic e Thiago Silva a Parigi. Galliani annuncia alle 16.04 che non parlerà di calcio, diktat che si sgretola quando il microfono lo prende in mano lui. Si parla di monte ingaggi, un totale che è stato corposamente ridotto, è vero, anche se “pure i ricavi sono in diminuzione, da 275 a 254 milioni. Per questo occorre da parte nostra valutare l’attuale gestione“.

Fuorigioco la gatta Barbara Berlusconi (che del 2013 ha vissuto solo 12 giorni nel CdA), ecco che i Gatti prendono in mano la situazione. Ai presenti è parso di assistere a un unicum: il tifoso che, dall’alto della sua posizione di favore, può finalmente svuotare il sacco davanti ai vertici. E allora ecco che si torna a parlare della cessione di Pirlo, della condotta di Allegri, dell’arrivo provvidenziale di Lady B.: “Paghiamo 150 milioni di stipendi ai giocatori, qualche domanda bisogna farsela“. Il clima resta cordiale, ma il sasso è gettato.

Speriamo in Dio che Silvio Berlusconi faccia il presidente del Milan per i prossimi 100 anni“, sospira l’ad a cui risponde un altro azionista: “Il Milan esisteva anche prima“. Ancora Galliani: “Ma vinceva pochino…“. Da lì a passare a parlare dei presidenti del passato rossonero è un attimo: da Rizzoli a Carraro, fino a Giussy Farina, da cui Berlusconi ereditò un Milan in seconda istanza di fallimento. Il resto è storia e anche Gatti lo sa, ma serviva proprio un bastian contrario per dar vivacità a un evento per sé poco mediatico.