Dalla Bona: “Il calcio in Italia è uno schifo. E il codice etico non esiste”

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A Sam Dalla Bona proprio non è andata giù essere stato messo da parte da tutte le società italiane, infatti, il trentatreenne centrocampista con un passato al Milan attualmente è disoccupato, uno dei tanti calciatori eccellenti senza uno straccio di contratto per le mani. La sua intervista a La Gazzetta dello Sport ha messo in mostra tutti i rimpianti di un giovane calciatore di belle speranze finito nel fumo del professionismo e scomparso ai radar di chi segue questo sport.

Queste sono le sue parole: Attualmente non sto facendo niente. Mesi fa ho incontrato Grella, ex centrocampista australiano di Empoli e Torino, mi ha proposto di andare al Melbourne Heart, ma per problemi personali ho dovuto dire di no”. Quei problemi dovuti alla scomparsa del padre, di cui ne parla così: “Nel 2011 si è ammalato mio papà, gli ero legatissimo, non sono riuscito a farmene una ragione. Ho strappato il contratto con il Napoli per trovare una sistemazione più vicina, a Mantova. A ottobre mio papà è morto, io non c’ero più con la testa, ho praticamente smesso di giocare. E si sa, nel calcio italiano non si danno seconde opportunità”.

Poi lo sfogo va contro un movimento, quello calcistico italiano, che nei fatti è meno bello di quanto si creda in facciata: Se potessi tornare indietro resterei in Inghilterra per sempre. Da noi il calcio è uno schifo. Soprattutto quello che c’è attorno. Le pressioni, la mentalità. Io non sono allineato alla ‘cultura italiana’ e ho pagato anche per questo”. Infine sul codice etico che molte squadre, compresa la nazionale, hanno deciso di appropriarsene: Inutile, viene applicato in base alla convenienza. Anche quello della Nazionale. Con quelli bravi si chiude un occhio, con gli altri si usa il pugno di ferro. I cosiddetti bad boy, infatti, la maglia azzurra non l’hanno persa e qualcuno sarà anche al Mondiale”.