roma dopodichè - Quando il gioco si fa duro...

Quando il gioco si fa duro…


Verissimo, il Diavolo non perdeva da un bel po’ e non tenerne conto sarebbe ingiusto. Altrettanto sbagliato, però, sarebbe non fare i conti a viso aperto con un 2-0 romano che ridimensiona ambizioni, sogni d’Europa e il ruolo di diversi elementi. Perdere in casa della squadra che gioca il calcio migliore d’Italia, insomma, ci sta, ma assolvere il Milan visto di scena ieri sera risulta comunque essere un’impresa quasi impossibile.

Rinunciare a giocare un match, senza combattere, senza crederci e vivendo nella vana speranza che un avversario superiore a te non trovi mai la chiave o il pertugio giusto per colpirti: l’inconsistente progetto rossonero per la prima frazione di gioco può sicuramente essere così riassunto. Difendere la propria porta come un fortino e provare a colpire in contropiede, però, è un affare per pochi (chiedere a Londra per credere): il Diavolo, ora come ora, non ha né la struttura tattica né gli uomini per arroccarsi a ridosso della sua area di rigore e, già a fine primo tempo, è andato incontro ad un destino che appariva inevitabilmente segnato già dalle prime battute.

La Roma disegnata da Garcia, ancora orfana dello Destro, non è partita con il solito piglio battagliero e la consueta mole di gioco. Eppure, con il passare dei minuti, la totale inconsistenza del Milan le ha permesso di riordinare le idee, di ritrovarsi, di affidarsi alla classe dei suoi uomini d’attacco migliori. Menzione d’onore, ovviamente, per Miralem Pjanic: il goal che ha spezzato l’incontro a ridosso dell’intervallo è uno di quelli che valgono doppio, che sanno accomunare tifosi di tutti i colori, che risvegliano dal torpore di un primo tempo da dimenticare.

Da lì in poi il già timidissimo Diavolo, se possibile, si è fatto ancora più piccolo. Centrocampo incapace di costruire, mezzepunte ai margini della manovra a livelli preoccupanti (chi di voi si ricorda di Honda e Kakà?), Balotelli a tratti indisponente. La Roma ritrovata, a questo punto, ha avuto vita facile nell’insaccare il 2-0 con Gervinho e ha amministrato il vantaggio accumulato in totale tranquillità e sicurezza. Senza voler infierire, senza giocare il calcio migliore.

Cosa dire, del futuro di questo Milan? Certo, l’Europa rimane ancora un obiettivo raggiungibile, ma nella stracittadina di domenica occorrerà dar un segnale di forza, vero. Perché mancheranno giocatori capaci di fare la differenza, ma l’orgoglio non deve più finire sotto i tacchi in modo così netto e inappellabile.

 

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