analisi tattica- Roma-Milan: l'analisi tattica

Roma-Milan: l’analisi tattica


Quella di ieri sera è una sconfitta che brucia, che manda in fumo le speranze di ottenere il pass per la prossima edizione dell’Europa League, ma che rispecchia i valori visti in campo e che non cancella i miglioramenti evidenziati dal Milan nel corso delle ultime sei partite di campionato. Anche all’Olimpico di Roma, infatti, i rossoneri hanno messo in scena una buona prova, caratterizzata da grinta, intensità e da un assetto tattico intelligente ed efficace.

COSA HA FUNZIONATO Clarence Seedorf ha preparato la partita nel modo giusto. In campo con un 4-4-2 equilibrato, specie nel corso del primo tempo, il Milan si è chiuso bene e ha fatto il possibile per impedire alla Roma di imporre il proprio gioco. Gli esterni di centrocampo, Honda e Taarabt, hanno corso alla follia e si sono sacrificati in fase difensiva, raddoppiando sempre il portatore di palla avversario e aiutando i difensori esterni che, come accade da tempo, si sono disimpegnati bene e hanno garantito solidità a tutto il reparto. Nel cuore del terreno di gioco, inoltre, i mediani rossoneri, Muntari e Montolivo, hanno fatto densità, mantenendo con senno la posizione, assicurando una buona interdizione e proteggendo una coppia centrale che si è espressa su discreti livelli. Nella ripresa, per recuperare lo svantaggio, il Milan ha cercato di attaccare con maggiore insistenza, ma è sempre rimasto corto e coeso e non ha mai dato l’impressione di poter sprofondare: non si è mai sbilanciato e non ha concesso occasioni di rimessa. Bene così. La fase difensiva è ok!

COSA NON HA FUNZIONATO La tattica del Milan, attendista e ligio alla fase di copertura, non ha dato i suoi frutti in quanto mal interpretata dalla coppia d’attacco, colpevole di non avere sfruttato al meglio le ripartenze a disposizione. Kakà ha dato il massimo, ma non è riuscito a brillare e a imprimere la propria griffe sulla partita, mentre Balotelli è stato un corpo del tutto estraneo alla gara. Nessun movimento, nessun pallone difeso, nessuna giocata degna di nota, nessuna intenzione di mettersi a disposizione della squadra, molta indolenza accompagnata a superficialità. E’ questo il recap della prova del centravanti rossonero, che si è sottratto al lavoro sporco e al gioco di sponda, non ha fornito imprevedibilità e profondità e non ha fatto nulla per rendersi utile e mettere in difficoltà la retroguardia giallorossa. Zero al quoto. E’ poi inutile aggiungere che, quando sei inferiore rispetto all’avversario e vai in svantaggio a seguito di un errore del portiere, tutto si complichi. Eh, sì, nonostante Pjanic abbia firmato un gran gol, Abbiati avrebbe dovuto essere più reattivo e uscire con maggiore tempestività.

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