De Jong: "L’Europa passa per il derby e noi vogliamo arrivarci. Lo spogliatoio? E' un santuario, chi parla all'esterno rompe le regole"

De Jong: “L’Europa passa per il derby e noi vogliamo arrivarci. Lo spogliatoio? E’ un santuario, chi parla all’esterno rompe le regole”


Una lunga intervista alla vigilia del derby, crocevia di una stagione intera e ultima chiamata per l’Europa. Nigel De Jong ha confidato le sue sensazioni alla Gazzetta dello Sport, difendendo a spada tratta il Milan da chi lo ha definito “spaccato a metà”: “Certa gente ama parlare, questo è vero. Per me lo spogliatoio è come un santuario, è uno stato inviolabile, come il Vaticano. Alla fine dobbiamo essere in grado di guardarci in faccia e fidarci l’uno dell’altro, e qualche volta quest’anno non è stato facile. Possiamo litigare, discutere: siamo uomini, non bambini. Ma chi parla all’esterno rompe le regole“.

Sul rapporto con i tifosi: I tifosi ti apprezzano se vedono che dai sempre tutto. Credo di essere entrato nel loro cuore per questo. Quanto ai modi di avere rapporti con loro, a volte sono un po’ strani, come è successo dopo Milan-Parma. Ma finché c’è rispetto va tutto bene. Ci hanno chiesto un colloquio e sono stati rispettosi, quindi nessun problema”.

Su Seedorf e Balotelli: “Essere allenatore è diverso da essere giocatore, ma Seedorf è un vincente e vuole bene al club. A volte discute con i giocatori, ci ho discusso anch’io che sono suo amico, però è per il bene del club. Seedorf sta imparando tante cose ed è logico, fa l’allenatore da pochi mesi. Mi pare che stia facendo un buon lavoro. In Italia Balotelli è speciale, Mario è Mario, e non è sempre facile essere Mario. Hai gli occhi puntati addosso, continuamente. Però io da Manchester a Milano ho visto un cambiamento: a Manchester si comportava in modo molto più bizzarro. Mario ha talento ed è un bravo ragazzo, ma a volte bisognerebbe mettergli il paraocchi per tenerlo concentrato“.

Su questa stagione complicata: “Non si può parlare di un solo motivo. Abbiamo qualità, ma a volte non abbiamo agito come squadra. Alla fine ognuno di noi dovrà mettersi davanti a uno specchio e chiedersi: “Ho dato davvero il cento per cento per i miei compagni?”. Perché se non dai il cento per cento per il gruppo, tutto diventa difficile. Il Milan deve essere sempre nei primi tre, anzi due club d’Italia. Io ragiono così, e mi pare che stiamo ricreando piano piano la mentalità giusta“.

Infine, il campo. L’attualità. Domani c’è l’Inter e oggi derby significa anche corsa all’Europa: “All’andata avremmo dovuto restare sempre concentrati sugli inserimenti dei centrocampisti, ma questa sarà una partita diversa. Per loro, per noi che abbiamo due giocatori nuovi e un altro allenatore. E i tifosi che amano così tanto il Milan potranno darci una mano. L’Europa League passa per il derby e noi vogliamo arrivare in Europa. Perciò questo derby vale di più: è un euroderby. Ci giochiamo tanto, ma sono queste le serate eccitanti. E noi abbiamo sensazioni positive“.

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