editoriale dimitri - C'era una volta il Milan, ora c'è tanta apparenza

Ecco Casa Milan, per rilanciare soprattutto l’immagine… politica


Di questo periodo se ne sentono e se ne vedono di tutti i colori. Lunedì, per esempio, c’è stata l’inaugurazione di Casa Milan. La nuova casa rossonera è sorta in grande stile, con dei palazzini enormi al di fuori del centro abitato milanese. La gente che ci passa si rende subito conto della maestosità e dell’eleganza del posto che, al suo interno, ricorda tutta la grandezza del club più titolato al Mondo. Le sette Coppe dei Campioni accolgono i visitatori e ricordano a tutti di quanto sia immensa la storia del Diavolo. L’apparenza è sempre in primo piano, peccato che ormai ci sia rimasta solo quella.

Barbara Berlusconi ha presidiato e presenziato la “prima” della nuova sede rossonera, ricordando a tutti che la sua famiglia non ha intenzione di fare alcun passo indietro, ma che l’intenzione resta quella di far tornare il Milan ai vertici dell’Italia e dell’Europa calcistica. Ora, domani si va a votare per gli europee ed il Presidente, Silvio Berlusconi, è di nuovo in prima linea con il suo “nuovo” partito. Il lunedì dell’inaugurazione ha segnato la fine del più disastroso campionato dell’epopea berlusconiana al Milan e, per molti, la scelta di quella data sta a sottolineare in maniera simbolica quanto la famiglia “reale” tenga a far tornare il Diavolo protagonista. Ma, siamo sicuri che sia proprio così? Il fatto che domani molta gente andrà al voto non c’entra proprio nulla?

Il mercato del Milan, sia dal punto di vita della squadra che della guida tecnica, comincerà da lunedì prossimo, ma è lecito non aspettarsi nulla di diverso dalle ultime due sessioni estive in cui è stato smantellato e, per niente rinforzato, un giocattolo quasi perfetto. La qualità della rosa è raccapricciante e una strategia chiara è ben lontana dall’essere delineata. In tutto questo contesto continua ad esserci una confusione societaria che non facilita le cose, anzi le complica di gran lunga. Il bersaglio più facile da colpire è diventato quello rappresentato da Adriano Galliani che, negli ultimi anni, avrà fatto anche parecchi errori di valutazione, ma resta un amministratore che di calcio ne capisce.

Prima della cessione di Thiago Silva ed Ibrahimovic e della dipartita dei “senatori”, infatti, una mossa più di tutte descrive al meglio da dove sia cominciata la decadenza rossonera. Gennaio 2012. Galliani vende Pato per 30 milioni al Psg e prende Tevez per più o meno la metà. Un copaccio senza eguali. Peccato, che dall’alto qualcuno blocchi tutto e pone il veto sulla cessione del “Papero”, venduto poi solo un anno dopo a meno della metà. L’Apache, intanto, finisce in bianconero e diventa il protagonista assoluto del terzo scudetto consecutivo della Juventus. Quel mancato affare segna inequivocabilmente il destino delle due squadre ed il declino del “club più titolato al Mondo”, da lì in poi, non accennerà a placarsi.




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