Due guide tecniche, stessi problemi: di chi è la colpa?

Le parole di Zambrotta lasciano il segno: calciatori viziati o allenatori inadatti? Manca la prova, ma…


E così, fra il lusco e il brusco, esce l’autobiografia di Gianluca Zambrotta e il vaso di Pandora su alcuni temi rimasti sul groppone ai tifosi milanisti comincia a scoperchiarsi. Mai tenero col suo ex compagno di squadra al Milan Clarence Seedorf da quando quest’ultimo siede sulla panchina dei rossoneri, l’ex terzino della Juventus, del Barcellona e del Milan, ora allenatore del Chiasso dalle pagine del libro presentato ieri svela alcuni retroscena su Massimiliano Allegri e sulla gestione dello spogliatoio di quest’ultimo durante i suoi anni al Milan.

Il tecnico livornese viene apostrofato come colui che fece perdere lo scudetto al Milan nel 2011-2012, in quanto, secondo Zambrotta, avrebbe “gestito male lo spogliatoio” dichiarando davanti ai suoi stessi calciatori, in occasione di una gara decisiva di quell’anno, che se avesse avuto solo 14 calciatori a disposizione sarebbe stato lo stesso. Non proprio un comportamento esemplare da parte di un allenatore navigato come Allegri, che, sempre stando al libro di Zambrotta, dopo la debacle di Londra per 3 a 0 contro l’Arsenal nel ritorno degli ottavi di Champions 2011-2012, al rientro negli spogliatoi e con il passaggio del turno in tasca in virtù del 4 a 0 dell’andata fece i complimenti alla squadra. Dopo un 3 a 0! E con il costante rischio, durante il match, di un’altra La Coruna. Complimenti che non piacquero per nulla a Zlatan Ibrahimovic che, udite le frasi del suo allenatore, rischiò di venirci alle mani. Insomma, con uno spogliatoio che non remava compatto verso la meta, ci spieghiamo il mancato successo di quell’anno in campionato con una squadra schiacciasassi, la più forte del torneo. E che fece volatilizzare nell’ultimo mese e mezzo il vantaggio costruito in un anno di vittorie.

Ma ecco quindi servitoci su un piatto d’argento il parallelismo, a soli due anni di distanza e con una nuova guida tecnica in panchina, con il Milan di oggi. Clarence Seedorf, si sa, ha fatto bene. Ma le perplessità che in questi giorni, forse faremmo meglio a dire mesi oramai, agitano i piani alti di via Aldo Rossi sulla persona alla quale affidare la guida del progetto sportivo dei prossimi anni, beh sappiamo bene da cosa derivano: da una gestione delle risorse umane a disposizione non adatta al ruolo. Troppe fazioni, troppi spifferi, tutti segnali, ancora una volta, di un gruppo che non rema nella stessa direzione ma antepone gli interessi personali a quelli collettivi della squadra.

E allora ci chiediamo: sono gli allenatori, Allegri e Seedorf nella fattispecie, a non essere stati all’altezza della situazione, o la colpa è piuttosto da addossare a calciatori viziati e che si arrogano il diritto di prendere potere nello spogliatoio e guidare “rivolte” interne contro chi fa invece l’interesse di tutti? Due indizi non fanno una prova, ma sicuramente con Carlo Ancelotti e un gruppo serio, “storico”, di calciatori animati dallo spirito Milan, certe cose non succedevano. E l’unità, fra di loro, in campo si vedeva eccome.

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