Menez indica la via: sarà 4-3-3. Soluzioni e limiti dell’attuale rosa

L’acquisto di Jeremy Menez non è ancora stato ufficializzato ma già gli addetti ai lavori discutono sul modulo che adotterà Filippo Inzaghi nella prossima stagione. Detto che neanche l’allenatore è stato ufficializzato proviamo un po’ a immaginare come cambia il Milan con l’arrivo dell’ex Roma.

Il ruolo naturale dell’ex PSG, dove ha espresso le migliori cose, è attaccante esterno in un tridente. In questo caso con El Shaarawy e Balotelli (la sua conferma è tutt’altro che certa) il Milan avrebbe un reparto offensivo giovane, dinamico e di grande qualità. I problemi sono molteplici però. A partire dall’abbondanza del reparto avanzato con almeno 5 uomini che potrebbero agire da seconda punta o da trequartisti. I nodi più spinosi sono quelli di Taarabt e Kakà: il primo non è stato riscattato e l’arrivo di Menez è un segnale importante, ad oggi la sua conferma è lontana; il brasiliano invece continua a ricevere proposte dall’America, la franchigia di Orlando entrerà nella MLS solo nella prossima primavera e proprio questo potrebbe far decidere a Ricky di restare un’altra stagione a Milano. Robinho, per la terza sessione di mercato consecutiva, è dato in uscita: Brasile o America le mete più probabili. Birsa e Saponara sono destinati a partire mentre Honda è un punto di domanda e molto dipenderà dal Mondiale.

L’altro problema oltre al sovraffollamento della trequarti riguarda il modulo. Berlusconi preferirebbe tornare al 4-3-1-2, un modulo usato da Inzaghi in Primavera e che a quel punto vedrebbe il rilancio di Honda, perfetto dietro le punte. Supe Pippo però il Viareggio, per esempio, l’ha vinto giocando con il tridente che vorrebbe quindi riproporre, almeno all’inizio, anche in Prima Squadra. Il mercato è appena cominciato, Inzaghi sta già avendo alcuni dei “regali” richiesti per poter plasmare la squadra a sua immagine e somiglianza.

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