La goduria per gli addii, sintomo di esasperazione. Urge un colpo per evitare pericolose contestazioni

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Piermaurizio Di Rienzo è giornalista professionista dal 2006 e coordinatore dei contenuti di SpazioMilan.it dal 2012. Dopo quasi un decennio di redazioni (Il Giornale, Leggo, Libero, Radio Lombardia e Sole24Ore), si è occupato per oltre due anni della comunicazione di alcune tra le più importanti manifestazioni fieristiche europee prima di intraprendere l’attuale strada di Food&Beverage Manager a Milano. Conduce il varietà sportivo “Falla Girare” ogni domenica su Radio Reporter.

Tra i tanti commenti letti nelle ultime ore sui social network dopo gli addii di Constant e Robinho c’è una considerazione di fondo che sintetizza al meglio il clima che si sta generando intorno a questo Milan. Sembra, infatti, che il popolo rossonero sia ormai costretto ad esultare per le cessioni di quelle che su Facebook e Twitter venivano definite “palle al piede”. E sembrano così lontanissimi i tempi in cui lo stesso entusiasmo si registrava per un “colpo alla Galliani”. Tipo Ibrahimovic nel 2010. O, senza andare troppo in là, undici mesi fa col ritorno di Kakà.

Godere più per gli addii che per gli acquisti è davvero un dato preoccupante. Tra le righe di queste amare gioie si legge quasi una rassegnazione al fatto che questa squadra non riuscirà a rinforzarsi adeguatamente per lottare nelle posizioni più nobili della classifica. I tifosi si appendono alla speranza. Vorrebbero che si sbloccasse qualcosa in entrata. Se è vero che la cessione di Robinho doveva fungere da apripista per l’arrivo di Cerci, allora è tempo di fare i fatti.

C’è ancora tempo per operare sul mercato. Ma un segnale va dato. Specie se le prestazioni in campo sono quelle viste negli Stati Uniti (a proposito, serviva attraversare l’Atlantico per comprendere l’esigenza di un portiere?). La squadra balbetta troppo. E ha l’attenuante di essere un cantiere aperto, apertissimo. Adriano Galliani non vuole ritrovarsi a settembre con una contestazione della tifoseria. Ad oggi, però, tutto lascia pensare che il malcontento e la frustrazione possano montare da un momento all’altro. Senza girarci troppo intorno, l’amministratore delegato sa che questa bomba ad orologeria diventerebbe un assist perfetto per i suoi detrattori.