SM ANALISI/ In America, i primi segni del mago Vio: il caso Chivas

Barriera
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Milan-Chivas, minuto 37. Non bisogna fermarsi ad apprezzare solamente il delizioso gesto tecnico di Balotelli su punizione, per il 2 a 0 dei rossoneri a Houston (3-0 il finale). Basta sforzare lo sguardo per accorgersi che quel calcio da fermo è una semplice conseguenza.

Due giocatori, Niang e Poli, a formare una (mini) barriera alle spalle di quella principale e fissare Rodriguez. Poi, al fischio del direttore di gara, lo scatto immediato verso la massiccia linea di protezione del Chivas. Obiettivo: disturbare l’estremo difensore messicano. Missione compiuta. E’ tutto calcolato, la firma di questo nuovo schema è di Gianni Vio, il “mago” delle palle inattive. Nello staff di Inzaghi ufficialmente dallo scorso 12 giugno, strappato alla Fiorentina di Montella, ha messo a segno i suoi primi “numeri” proprio in America. Certo, poi Balotelli la mette all’incrocio e Rodriguez è in ritardo a prescindere. Sembra confusione, invece è esperienza ed organizzazione efficace. Dal doppio battitore sui calci d’angolo alle mischie in area, il Milan ha studiato un attacco moderno. E non è più un caso se l’unico gol nella Guinness Cup è arrivato proprio da corner: testa di Alex e tocco di Muntari.

Possono sembrare solo dettagli, lo sono. Ma fanno la differenza. E in passato il Diavolo li ha sempre pagati a caro prezzo sulla propria pelle. Ora per le azioni offensive c’è un Vio in più, un avversario imprevedibile da marcare. Al di là della rosa e del mercato, il Milan si perfeziona.