editoriale dimitri - Un attacco super senza Mario Balotelli

Un attacco che funziona. Merito di mister Inzaghi o di… Balotelli?


Lino Dimitri è giornalista pubblicista dal 2012. Redattore di SpazioMilan.it dal settembre 2011: è sua la firma nell’editoriale del sabato. Lavora nella redazione di LecceNews24.it occupandosi di cronaca, politica, eventi e sport e collabora con CalcioMessina.it. In passato ha collaborato con Bordocampo.net e Sportmain.it.

Leggendo le statistiche dell’attuale classifica di Serie A dopo appena quattro giornate, due dati balzano subito all’occhio. Il Milan ha la seconda peggior difesa, ha subito otto gol in quattro partite, gli stessi di Cesena e Sassuolo (che ne ha presi sette in una sola partita dall’Inter) e addirittura uno in più del Cagliari di Zeman. Ma, nello stesso tempo, i rossoneri registrano il miglior attacco insieme all’Inter. Dieci le reti realizzate per una media di due e mezzo a partita. Un ruolino impressionante che denota con quanta facilità la squadra di Pippo Inzaghi è riuscita a trovare la via della rete in queste prime giornate. Se è vero che con una difesa colabrodo di strada del campionato italiano se ne fa poco, allo stesso modo è vero che se si segna un gol in più degli avversari le partite si vincono. Concentriamoci, quindi, solo sugli aspetti positivi.

Tre gol alla Lazio, cinque al Parma, zero alla Juventus (per via di un atteggiamento fin troppo rinunciatario), due all’Empoli. Honda, Muntari, Menez, Bonaventura, De Jong, Torres: sono già sei i marcatori stagionali del Milan e due d loro (Honda e Menez) hanno esultato più di una volta. Le reti sono arrivate con il 4-3-3, con il 4-4-2 (che si trasformava in 4-2-4 ad Empoli) con la prima punta davanti, con il “falso nueve”; come per dire che cambia il modulo, cambiano gli interpreti, ma il risultato non cambia. Alle dieci reti messe a segno si devono aggiungere altre occasioni sprecate, a volte anche in maniera sfortunata, soprattutto nell’ultimo match di Empoli.

L’esplosione della prima linea e la sinfonia che i rossoneri sono capaci di produrre davanti sono da ricondurre senza ombra di dubbio all’estro degli interpreti di cui dispone il tecnico piacentino, ma questa disamina appare quantomeno riduttiva. Di base c’è, senza ombra di dubbio, un’ottima organizzazione offensiva e lo zampino di SuperPippo c’è e si vede. La resurrezione calcistica di Honda, la concretezza dimostrata da Menez, i primi segnali di risveglio di Torres: tre buone nuove che portano tutte la firma del neo tecnico. Dando un’occhiata alla composizione dell’attacco rossonero nelle precedenti ultime due stagioni, però, risalta in maniera esponenziale un ultimo particolare da sottolineare.

Il Milan dell’ultimo Allegri e quello di Seedorf aveva una prima linea che, spesso e volentieri, era composta da Kakà, Robinho e Balotelli. Questi ultimi due erano spesso titolari (con Boateng al posto dell’ex Pallone d’oro) anche due stagioni fa, almeno da gennaio in poi. Il problema dei rossoneri non era e non è mai stato quello di riuscire a fare gol, ma molto spesso si faceva male agli avversari grazie alle invenzioni e alle giocate dei singoli. Balotelli agiva da prima punta, ma svariava molto sul fronte offensivo, pretendendo la palla sui piedi e facendo poco movimento sia per smarcarsi che per trovare il compagno e mandarlo a rete. Così, senza un’invenzione da fuori area o da calcio piazzato, le azioni del Milan erano troppo spesso prevedibili e bloccate dalle difese avversarie, alle quali bastava duplicare, o triplicare la marcatura per rendere inefficace l’attacco rossonero.

Ora, la musica sembra essere cambiata. I gol dei rossoneri sono arrivati, quasi tutti, da azioni corali, azioni di squadra che i tre, o i quattro davanti, riescono a costruire, cercandosi a ripetizione tra di loro. Anche uno che spesso “si innamora” della palla come Menez, sta giocando per la squadra e dialoga spesso con i suoi compagni di reparto. Il miglior Torres, Pazzini, Honda, El Shaarawy e Bonaventura questo lavoro lo hanno sempre fatto e ce l’hanno nelle corde. Aspettando di sistemare i meccanismi (magari cambiando gli uomini) in fase difensiva, gli schemi offensivi sembrano già dare ragione al lavoro di Inzaghi, quindi, ma anche alle sue scelte in fase di campagna acquisti, ma soprattutto cessioni.

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