Faraone, mica mummia…

Filippo Inzaghi probabilmente sperava proprio in una reazione del genere di El Shaarawy. Esclusioni dolorose, motivate ma non obbligate, sensazioni e numeri di un attacco di grande livello. E affollato.

Le parole di ieri del Faraone, analizza La Gazzetta dello Sport, non hanno creato nessun caso, sono state dure ma rispettose. Personali e mature, nessun dubbio sul gruppo. Una rabbia positiva da trasmettere sul campo, domani, dopo un mese, riavrà una maglia dall’inizio. A Verona la pressione non mancherà, i riflettori addosso nemmeno. SuperPippo non rischierà un Menez non al massimo, come prima della sosta, toccherà a Stephan. Professionista in piena salute, pronto e carico all’uso dopo due settimane di full immersion a Milanello. Sarà libero di giocare, scattare, (rin)correre, suggerire. Soprattutto segnare un gol, questo “sconosciuto”.

Faraone, mica mummia. El Shaarawy ha la fiducia dell’ambiente, di Inzaghi e della squadra, è al centro del progetto e uno dei simboli più apprezzati, e invidiati, del Milan. Basta panchine.

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