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Il timido e l’inceppato


Christian Pradelli è giornalista professionista e direttore di SpazioMilan.it dalla sua fondazione, l’8 marzo 2011. Dirige parallelamente il free-press pomeridiano MI-Tomorrow. Collabora con La Gazzetta dello Sport, conduce il varietà sportivo “Falla Girare” su Radio Reporter ed è opinionista per Milan Channel. È la voce ufficiale del Milan per TopCalcio24, canali 63 e 114 del DTT.

Chissà quando ricapiterà l’occasione di portarsi al terzo posto, almeno per qualche giorno? Si spera presto, ovviamente. Ma l’ottava giornata di questa stagione ha restituito la certezza che dietro Juve e Roma ci siano un gruppone ben nutrito di squadre che venderanno cara la pelle fino all’ultimo. Ergo: più concorrenza, tanta concorrenza, per le ambizioni di questo Milan di Pippo Inzaghi che ieri sera, nel match contro la Fiorentina, è sembrato nella sua versione più “timida” da quando siede sulla panchina rossonera.

Abbiamo trovato il gol con De Jong di testa (non certo uno “spilungone”) grazie ad uno schema ben collaudato su calcio d’angolo. Ma per il resto c’è qualcosa che accende la spia su un reparto, l’attacco, che finora aveva creato meno grattacapi. Già, un paradosso se pensiamo che quella contro i viola è stata una delle migliori prestazioni sotto il profilo difensivo. Eppure se Menez non ingrana, se El Shaarawy prosegue la sua astinenza da gol (l’ultimo è datato 24 febbraio 2013) e se Honda per una sera decide di non vestire i panni del Cristiano Ronaldo giapponese, finiamo per perdere due punti preziosi. In questo senso il Mister non può più aspettare che Fernando Torres prenda le misure al campionato italiano, nè tergiversare a lungo sull’impiego di Pazzini. Soprattutto in partite come quella di ieri sera dove l’avversario ti lascia pochi spazi per manovrare. E’ un problema, questo, che forse non rivivremo a Cagliari dove notoriamente la squadra di Zeman lascerà la possibilità di ripartire. Ma è pur sempre una questione emersa in tutta la sua evidenza.

Il tema è ancora più lampante se Menez, falso nueve o come vogliamo definirlo, sembra viaggiare col freno a mano. Non segna dalla gara di Parma e lungi dal crearne un caso. Ma probabilmente la squadra nel suo complesso deve cominciare a prescindere dalla forma del francese. Lo conoscevamo. Ci avevano avvertito: grande talento, genio assoluto, con qualche pausa. Le attenuanti del caso sono tante. Ed evitiamo, laddove possibile, di ingrippare il motore solo se un componente si inceppa. Le alternative non mancano, per fortuna. E su questo c’è da essere concordi con Adriano Galliani: “Una grande squadra deve avere due buoni giocatori per ruolo“. L’abbondanza va gestita. E non è quasi mai un problema.

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