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Nuovo stadio, la strada è in salita


Nuovo ostacolo nel percorso verso un nuovo stadio di proprietà. Stavolta è il Governo ad appesantire le casse del Milan e dei club italiani con l’introduzione della “tassa per la sicurezza” negli stadi a carico delle società. Il decreto legge anti-violenza (Dl n. 119/14), sul quale è stata posta la questione di fiducia, contiene un emendamento che impone alle quadre di versare tra l’1 e il 3 per cento dei ricavi dalla vendita di biglietti e abbonamenti per sostenere i costi straordinari per le forze dell’ordine in occasione delle partite.

E’ vero che da tempo i club si fanno carico delle spese per la sicurezza attraverso l’ingaggio degli steward all’interno degli impianti, ma oggi l’aggravio ha suscitato non poche proteste sia negli ambienti della Lega Serie A, sia da parte della Federcalcio stessa. Si, perché dal canto loro, i club hanno già affrontato le spese relative alle implementazioni previste dal Decreto Pisanu, come gli impianti di videosorveglianza e la manutenzione dei tornelli. E la scorsa primavera è stato siglato un altro documento per la riqualificazione degli stadi tra abbattimento delle barriere formazione degli steward.

Ma torniamo al Milan. La sensazione è che dopo l’incontro di qualche giorno con l’Inter si sia sempre più lontani dalla possibilità di costruire un nuovo stadio di proprietà. D’altronde anche le semplificazioni contenute nell’ultima legge di stabilità non sono poi così funzionali a mettersi dentro il tunnel della burocrazia, degli oneri urbanistici, delle carte bollate e dei progetti da far approvare. La normativa, infatti, permette condizioni vantaggiose per costruzione di nuovi impianti, purché non si realizzino nelle vicinanze nuove aree residenziali. In più, i lavori allo stadio Meazza in vista di Expo 2015 e della finale di Champions League 2016 dovranno procedere speditamente: sky box, area hospitality, servizi igienici, ampliamento del museo, bar e ristoranti con nuovi standard. Insomma, la strada è aperta e sembra meno tortuosa di un progetto nuovo di zecca che tanto sta a cuore a Barbara Berlusconi. Senza dimenticare che Thohir avrebbe in mano un piano per riportare San Siro all’epoca pre-Italia 90, con l’abbattimento del terzo anello, nuovi palchi e salottini da 56mila posti complessivi.

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