verona toni- Verona: solidità e Luca Toni

Verona: solidità, inserimenti e Luca Toni


Domenica pomeriggio, in occasione del settimo turno di campionato, il Milan di Pippo Inzaghi affronterà il Verona al Bentegodi. La compagine allenata da Mandorlini, che a oggi ha raccolto undici punti in sei gare e occupa la quinta posizione della classifica, è una squadra compatta, rocciosa, aggressiva e determinata, in grado di impensierire qualsiasi avversario e di concedere poche palle gol. Dinanzi al proprio pubblico, gli scaligeri proveranno di certo a mettere in scena una prestazione caratterizzata da corsa, furore, fisicità, incisività e massima attenzione sotto l’aspetto tattico.

Punto di forza: fase difensiva; centrocampo; Luca Toni.
La solidità del Verona, che in questo inizio di campionato ha subito soltanto cinque gol, è dovuta all’abilità con cui gli uomini di Mandorlini svolgono la fase difensiva. Nel 4-3-3 gialloblù, i centrocampisti corrono molto e coprono bene, facendo il possibile per tappare tutti i buchi della mediana, proteggono al meglio una retroguardia fisica e tignosa e interdicono con puntualità ed efficacia, tanto da aggiudicarsi spesso lo scontro a metà campo, per poi dare il là alle azioni di rimessa. Azioni di rimessa che vengono avviate dal centrocampista arretrato, Tachtsidis, e che vengono ben interpretate dagli interni, Ionita e Halfredsson, che si inseriscono in maniera intelligente e che non hanno timore a tentare la conclusione dalla distanza. Insomma, il centrocampo del Verona è efficace ed equilibrato: abbina contrasti vincenti e inserimenti veementi, che possono rappresentare la chiave di volta della partita, garantendo filtro e recuperando un gran numero di palloni. Infine, in attacco, gli scaligeri possono contare su un Luca Toni capace di fare reparto da solo, difendere palla, mettere in circolo esperienza e forza fisica, fare salire la squadra, creare spazi per le incursioni dei compagni e capitalizzare le occasioni a propria disposizione. Minaccia.

Punto debole: esterni d’attacco; Agostini.
Le note dolenti del Verona, in questo avvio di stagione, sono state le punte esterne. Queste ultime, a oggi, non sono ancora riuscite a esprimere il loro potenziale e hanno messo in scena prestazioni contraddistinte da discontinuità. Gli esterni d’attacco del Verona hanno tecnica e rapidità ma, nel campionato in corso, per lo meno fino a questo momento, faticano a evidenziare un rendimento regolare e a incidere. Nelle prime sei gare, le ali gialloblù sono state poco concrete in fase offensiva, alternando buone intuizioni a giocate troppo cervellotiche e a errori gravi nei momenti decisivi, e non sempre hanno ripiegato con continuità, evitando di raddoppiare il portatore di palla avversario e lasciando i terzini in balia degli avversari. Terzini che, poiché privi di copertura da parte degli esterni alti, a volte hanno faticato a imporsi. In particolar modo, in svariate situazioni, è capitato che Agostini, quando puntato, venisse superato con puntualità e faticasse a prendere le misure ai dirimpettai. L’ex laterale sinistro del Cagliari, chiamato a fare i conti con un’età avanzata, spinge molto poco e, quando non viene aiutato dall’ala, rischia di essere saltato con facilità e di concedere spazi. Anello debole.

Giocatore chiave: Panagiotis Tachtsidis.
Il centrocampista greco, classe ’91, 193 cm per 86 kg, è il fulcro del gioco del Verona. Forte dal punto di vista fisico e dotato di un ottimo stacco di testa, dispone di senso del gioco e abilità nella fase di costruzione. Sa impostare l’azione, dettare i tempi degli inserimenti dei compagni, sfornare lanci precisi e recuperare palloni, si muove con cognizione di causa, vince contrasti e permette al Verona di giocare in modo equilibrato e intelligente. Qualità, fosforo e quantità. Dovesse continuare così, presto potrebbe diventare un giocatore di prima fascia. Perno.

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