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Inzaghi: “Sogno di diventare il Ferguson del Milan. Mi aspettavo più problemi, vinceremo presto. Mercato? La società mi aiuterà”

Filippo Inzaghi, stamane, è stato intervistato dal Corriere della Sera e dal Corriere dello Sport. Queste le parole, orgogliose, ambiziose e piene di rossonero.

Milan, amore infinito: “Nella sua più recente visita a Milanello, il presidente ha detto che mi vorrebbe allenatore per i prossimi vent’anni. Allora dico che sogno di diventare il Ferguson del Milan, perché questa maglia mi ha dato tutto, questa società mi capisce. Mi vogliono tutti bene e so che mi sosterranno anche nei momenti difficili. Ecco perché non dico di vincere questo o quel trofeo: i successi, col lavoro, arriveranno. Io mi auguro solo di restare qui il più a lungo possibile“.

Vincere senza fretta: “Spero mi sia dato il tempo per lavorare e che si consideri che alleno da pochi mesi. So che devo dimostrare tutto e che se una partita non dovesse andare bene i giudizi cambierebbero, ma il Milan ha investito su di me per aprire un ciclo. Sono sicuro che torneremo a vincere scudetti. Non so dire quando, ma presto“.

Su Berlusconi e tifosi: “Il presidente vuole sempre primeggiare in tutto, io so che vuole tornare a vincere, quindi sono molto sereno. Anche i tifosi stiano tranquilli perché piano piano tornerà tutto: i titoli, i campioni, il Milan di un tempo“.

Sul derby: “Milan-Inter è sempre il massimo. Poi ci sono i cicli. Le due squadre torneranno grandi, spero prima il Milan“.

Sull’attacco: “Siamo sulla strada giusta. Ci vuole un po’ di pazienza. Finora hanno trovato il gol in tanti, ma hanno segnato poco gli attaccanti, a parte Honda. I gol di Torres e Pazzini arriveranno. Mi auguro che Torres faccia come Crespo con Ancelotti: per mesi non ha segnato, poi si è sbloccato ed è diventato… Crespo. Finora Torres è stato condizionato dall’infortunio alla caviglia, che adesso però è risolto: a Genova l’ho visto molto bene“.

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Sul gioco e la squadra: “Credo che la partita contro la Samp sia stata la nostra migliore sul piano del gioco. Me l’ha scritto anche Arrigo Sacchi e mi ha riempito d’orgoglio. Siamo stati squadra, abbiamo ancora qualche difettuccio che ci limita, ma abbiamo comandato sul piano del gioco. La strada è tracciata. Mi aspettavo più problemi. Mi ha meravigliato lo spirito del gruppo, che non è mai mancato. Non posso rimproverare niente a questi ragazzi. Fondazione Milan è arrabbiata con me perché finora non ho dato neanche una multa! Non c’è stato un ritardo o un comportamento sbagliato. Ho visto serietà, dedizione al lavoro, onore alla maglia“.

Sul mercato: “Davanti abbiamo squadre collaudate, il Milan ha dovuto ripartire. Io ora non guardo la classifica, a fine dicembre faremo un bilancio. E se dovesse esserci bisogno di qualche ritocco della rosa, la società mi darà una mano“.

Sul ruolo dell’allenatore: “Da allenatore è tutto diverso, hai molte più responsabilità. E senza potersi sfogare in campo, la tensione è molto più difficile da smaltire. Ma è un lavoro bellissimo, io passo 10 ore al giorno a Milanello. Sarebbe meglio fare prima l’allenatore e poi il calciatore, perché in panchina capisci tante cose. Però del mio passato mi porto dietro tutto, anche l’esperienza alla Primavera“.