Parla Bongiorni, lo scopritore di Jack: “Da fragile a gioiello, la sua storia. Sono orgoglioso di lui”

Un giocatore superiore: più palloni recuperati (4.86), più occasioni create (1.36), più conclusioni in area (0.93) e più contrasti vinti (1.50) rispetto alla media della squadra. Questo è Giacomo Bonaventura, il valore aggiunto del Milan. Oggi, La Gazzetta dello Sport ripercorre la sua storia grazie alle parole di Antonio Bongiorni, direttore del Margine Coperta (comune di Massa e Cozzile in provincia di Pistoia): da qui, per esempio, sono partiti Montolivo e Pazzini. Da qui è nato Jack.

Bongiorni riempie di aneddoti la carriera di Bonaventura: “A San Severino Marche (il suo paese) c’è un premio da ritirare, mi si avvicina Pala, che già lavorava per l’Atalanta e me lo presenta: ‘se ci credi tu… Ha piedi buoni ma fisicamente è indietro‘. Non era pronto per andare subito a Bergamo, venne da noi, una società satellite, scelsi di crederci e al torneo Balsari (Viareggio) confermò la mia intuizione: Margine Coperta contro Lucchese, più lo picchiavano più faceva cose strabilianti. A fine primo tempo vincevamo 1-0 con un suo gol e lo tolsi perché avevo paura gli facessero male. Poi perdemmo 2-1, ma non era quello che contava. Contava aver scoperto un nuovo gioiello. Estate 2013: il Margine vince lo scudetto Giovanissimi per la prima volta, Jack era in vacanza a Formentera ma lasciò tutto per venire in piazza a festeggiare insieme a noi“.

Ancora Bongiorni: “Decisi di trattarlo con il Tolentino, incontro all’uscita dell’autostrada di Val di Chiara e accordo chiuso. Il papà (operaio) e la mamma (lavora in un ristorante): ‘Ci raccomandiamo, le stiamo affidando Giacomino!’. In finale per lo scudetto Allievi sbagliò un rigore e quanto pianse, gli dissi: ‘A sbagliare sono quelli bravi’. Ancora me lo ricorda. In un altro torneo vennero a vederlo Favini (responsabile del settore giovanile dell’Atalanta) e Finardi (allenatore della Primavera): in 3 minuti decisero che avrebbe proseguito a crescere da loro“.

Infine, lo scopritore di Bonaventura svela: “Giacomo viveva al convitto di Pescia. La mattina all’Istituto tecnico industriale di Lucca e il pomeriggio ad allenarsi. Passavo a prenderlo ogni giorno, era solo  e con la famiglia distante. Oggi mi telefona quasi sempre. Ieri gli ho detto: ‘Sono orgoglioso di te’. Ha una umiltà spaventosa“.

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