Quando i cambi sono danno e non risorsa: Pippo, c’è da lavorare!

Ancora una volta, siamo a ripeterci: Inzaghi deve migliorare nella gestione dei cambi. Come spiegava Simone Basilico dopo sole 11 giornate (leggi qui), il mister del Milan esibisce la sua inesperienza proprio nel frangente decisionale, quando un cambio piuttosto che un altro può diventare quello vincente. Insomma, SuperPippo non ci ha ancora mostrato di essere capace di estrarre il jolly dal mazzo, il giocatore giusto dalla panchina.

Un problema questo, che si intreccia inevitabilmente con un secondo problema irrisolto: quello della titolarità e del modulo. Non è poi così chiaro se Inzaghi abbia stabilizzato la sua scelta su un 4-3-3 che vive ancora del dualismo falso nueve/punta (aggiungendo dubbi ai dubbi), o non abbandoni l’idea del più europeo 4-2-3-1. A sua discolpa ci sono gli scarsi risultati dati sul campo da alcuni giocatori: primo fra tutti Fernando Torres, che con un solo gol stagionale fa riflettere sull’esigenza di giocare con un attaccante di movimento come è Menez; Giampaolo Pazzini latita, il gioco non fa per lui e quando calca il rettangolo verde non vede biglia.

Così se si parte a Marassi col tridente Menez al centro e esterni El Shaarawy e Honda (bene o male gli unici due che nel loro ruolo funzionano ancora), il dilemma arriva quando il francese è in una delle sue giornate no. Proprio come è successo col Genoa. Il gol e la squadra lunga hanno di fatto gettato all’aria la predisposizione al contropiede di questo Milan, e i cambi di Inzaghi non hanno migliorato la situazione: mettere Pazzini, giocatore che ha bisogno del gioco degli altri e dei loro cross, quando il grifone era costantemente nella nostra metà campo pare una scelta meno sensata che provare un Torres, capace di difendere il pallone e far uscire un po’ la squadra. Fare entrare M’Baye Niang, poi, è incomprensibile: il giocatore, è vero, ha bisogno di sentire la fiducia del mister, ma questo lo si può praticare quando la gara è al sicuro o comunque lontana da seri pericoli di punteggio; farlo entrare con un Genoa in vantaggio e così ben piazzato in campo è sembrato mandarlo al macello mediatico, tanto meglio sarebbe stato aspettare di rivederlo a gennaio.

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