Jeremy e Jack, l’oro del Milan

Ogni squadra ha il suo frontman, ma questo Milan, forse data la sua mediocrità o forse dato il buon equilibrio che dispone nella rosa, possiede almeno due personalità di spicco al suo interno: il primo è senza dubbio Jeremy Menez, parte visibile delle buone prestazioni rossonere, punta di un iceberg che riconosce nelle eccezionali prove di Jack Bonaventura la propria parte sommersa.

Ieri sera contro il Napoli a San Siro si è dimostrato nuovamente quanto questo Menez, quello funambolico nel dribbling, attivo in pressing ed efficace sotto porta, sia imprescindibile per una squadra che ieri sera ha davvero confermato le potenzialità da 3° posto espresse da Silvio Berlusconi. La discontinuità del francese mette in evidenza la discontinuità del Milan: basti pensare a Napoli e Udine per citare le ultime, in confronto alla gara col Genoa.

La faccia pulita e il nome non altisonante fanno di Giacomo Bonaventura uno dei giocatori più low-profile ma ad alto rendimento dell’intero panorama calcistico europeo. L’ex atalantino trova il gol di testa (certo non la sua specialità) a coronamento dell’ennesima super prova. Un premio al “tuttocampista” rossonero che viene nuovamente spostato da Inzaghi sull’out offensivo di sinistra, preferito ad uno scarico El Shaarawy. Azzurri vittime anche di uno dei suoi primi gol in A: dopo quello al Palermo alla seconda giornata della stagione 2011/2012, Bonaventura siglò l’1-0 al San Paolo in un Napoli-Atalanta 1-3.

Un dualismo questo che si sta rivelando prolifico per il Milan, ma che si sta sempre più delineando come indispensabile. Quando non girano loro, anche il Milan non va. Un ultimo applauso va fatto ad Adriano Galliani: è l’amministratore delegato, infatti, che ha gestito con l’aiuto del mister le trattative per portare questi due campioni a Milanello, spendendo una miseria rispetto a quanto, attualmente, potrebbero costare.

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