Torres, adesso è un caso

C’era una volta un giocatore che apparteneva all’olimpo dei migliori attaccanti d’Europa. C’era una volta un giocatore che veniva pagato 58 milioni di euro per un trasferimento. C’era una volta un giocatore decisivo nella finale dell’Europeo. C’era una volta un giocatore determinante che faceva la differenza nei club e in Nazionale. C’era una volta un giocatore invidiato da mezza Europa. C’era una volta El Niño.

La parabola di Fernando Torres oramai è in cadata libera. Dopo un lieve assestamento dovuto al gol all’esordio contro l’Empoli, la retta è tornata a precipitare verso il basso e adesso sembra non volersi fermare più. Prima i fischi di San Siro all’uscita dal campo durante il derby, poi due panchine consecutive contro Udinese e Genoa hanno sentenziato che anche Inzaghi ha scaricato il giocatore, preferendogli addirittura Pazzini e Niang nell’assalto finale di Marassi. Nel post partita l’allenatore rossonero ha provato a minimizzare, ma oramai la frittata è ben servita: un acquisto sbagliato, un rinforzo non necessario, un giocatore fuori luogo. E se anche il presidente Berlusconi si è convinto che il Milan debba giocare senza lo spagnolo in mezzo all’attacco, allora ecco che l’opera è già stata completata a dicembre.

La bocciatura di Torres è totale: scaricato dall’alto, adesso è relegato in panchina in attesa di una mossa di Inzaghi che difficilmente arriverà nelle prossime sfide contro Napoli e Roma prima della sosta. Un torero senza toro, un attaccante senza gol: Torres, il tempo a tua disposizione è già finito. Con buona pace di Berlusconi.

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