cerci albertazzi- Disastro Cerci-Albertazzi

MILAN-LAZIO/ Flop totale Cerci-Albertazzi, Poli e Abate si salvano


CHRISTIAN ABBIATI 6 – Impotente dinanzi al calcio di rigore, non commette errori ed effettua un paio di uscite provvidenziali.

IGNAZIO ABATE 6 – Parte male, perdendo un pallone sanguinoso, per poi crescere sul lungo andare, difendere bene la fascia destra, sbrogliare situazioni pericolose e spingere con regolarità. Certo, crossa in maniera poco precisa. Tuttavia, in un 4-3-3 il terzino è chiamato a badare in prevalenza alla fase di copertura.

ALEX 5 -Lento e spesso fuori posizione, nonostante sia coperto a sufficienza dal centrocampo, quando chiamato in causa, fatica a contenere l’iniziativa biancoceleste. Grazie al fisico e ai centimetri, riesce in qualche modo a cavarsela, ma concede qualche occasione di troppo.

ADIL RAMI 6 – Malgrado appaia un po’ troppo nervoso e lasci qualche buco, mettendo in circolo grinta, senso dell’anticipo e potenza, riesce a destreggiarsi, a compiere interventi importanti, a risultare un cliente ostico e a limitare i danni.

MICHELANGELO ALBERTAZZI 4.5 – Poco incisivo in fase di spinta e inesistente in fase di copertura. E’ questa la sintesi della prova del numero quattordici rossonero che, con un’ingenuità disarmante, regala alla Lazio il calcio di rigore che decide la partita. Prova a proporsi in avanti, ma non propone nulla di interessante, lascia spesso sguarnita la corsia di competenza e viene dribblato dai dirimpettai avversari con disarmante facilità.

Dall’80’, SUSO s.v.- Entra a dieci minuti dalla fine e, pur avendo poco tempo a disposizione, dimostra di avere classe, rapidità e inventiva, mettendo a segno qualche dribbling e non perdendo palloni.

ANDREA POLI 6 – Corre molto, si impegna, rimane più bloccato rispetto al solito, recupera un discreto numero di palloni, non tira mai indietro la gamba e, quando possibile, prova a inserirsi. Pecca di lucidità e, a volte, si alza un po’ troppo. Ciò nonostante, nel complesso, è autore di una prestazione passabile.

Dal 78′, MARCO VAN GINKEL s.v.- Appena entrato, sbaglia un lancio che potrebbe costare caro. In seguito, prende confidenza con il terreno di gioco e imposta con ordine, provando a proporre giocate interessanti. Quando entra in partita, però, è troppo tardi.

RICCARDO MONTOLIVO 5 – Nel primo tempo, alterna abbastanza bene le due fasi, vince un paio di contrasti, mette in scena qualche recupero importante e si dispone bene in campo. Nella ripresa, nel momento decisivo, si perde, inizia a sbagliare stop e passaggi elementari e perde il bandolo della matassa. Fallisce un appuntamento fondamentale.

SULLEY MUNTARI 5.5 – Scende in campo con aggressività e furore, ma a volte si propone in avanti senza troppo criterio e, pur facendo una discreta interdizione, è discontinuo, impreciso e poco ordinato.

Dal 51, KEISUKE HONDA 5.5 – Entra con determinazione, ma fatica a saltare l’uomo e a proporre giocate degne di nota. Nel finale, calciando fuori da posizione favorevole e vantaggiosa, fallisce una ghiotta occasione.

ALESSIO CERCI 4.5 – Tocca molti palloni, viene cercato a più non posso dai compagni, ma non riesce quasi mai a superare il dirimpettaio e a creare superiorità numerica, non svolge la fase di copertura e non sforna traversoni e passanti utili. In pieno recupero, si vede annullare per fuorigioco la rete del pareggio. A dir poco inconcludente.

GIAMPAOLO PAZZINI 5.5 – Il centravanti di Pescia, che ha la scusante di ricevere pochi palloni giocabili, pur impegnandosi, non riesce a imporsi nel lavoro sporco e di sponda, venendo spesso anticipato dalla retroguardia biancoceleste. L’unico acuto è il gran gol, annullato per un tocco di mano.

JEREMY MENEZ 5 – Poco concreto e inefficace, il francese, che inizia la partita regalando una possibile palla gol alla Lazio, non trova mai il giusto guizzo, cerca di accendere la luce, ma viene sempre fermato nei momenti topici dell’incontro. Insomma, pur tenendo palla, nel momento decisivo, viene meno e non riesce a fare la differenza.

ALL. FILIPPO INZAGHI 5 – Stavolta, per lo meno in apertura, presenta un 4-3-3 caratterizzato da un centrocampo abbastanza ben organizzato, con gli interni più bassi e vicini al playmaker e più dediti all’interdizione. Peccato che proponga un Albertazzi spaesato e decisivo in negativo e vada in totale confusione nella ripresa, effettuando cambi nel complesso sbagliati e tardivi e non ordinando alla squadra di verticalizzare con regolarità per Pazzini e di cercare la conclusione a più non posso.

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