Rami Milan: "Voglio chiudere qui la carriera. Inzaghi dà fiducia"

Rami: “Voglio chiudere qui la carriera, spero nella Champions. Inzaghi dà fiducia, gruppo unito”


La sua presenza in campo ormai appare scontata, enorme segnale di successo. Perché Adil Rami gioca e spesso lo fa bene: forza e qualità efficace, corsa più sacrificio fisico. Inzaghi non ne fa quasi mai a meno, senza paura di schierarlo anche da terzino destro in emergenza. E il difensore francese ringrazia in un’intervista concessa al mensile ufficiale “Forza Milan!“.

Sul Milan: “Quando arrivi al Milan non vuoi più andare via. Mi sento bene, mi piace la storia affascinante del club: mi sento molto rossonero anche se sono francese. Vorrei ripercorrere le orme di grandi giocatori come Paolo Maldini e terminare qui la carriera. La società sta attraversando una fase diversa rispetto al passato, con il tempo potrò riuscire a ritagliarmi uno spazio importante tra tutti i difensori rossoneri della storia. Difficile arrivare ai Maldini e ai Nesta, io sono arrivato al Milan a 28 anni. Questo percorso l’ho realizzato al Lillie, avevo 20 anni e in cinque stagioni abbiamo conquistato tutto“.

Su Inzaghi: “Il mister ci sta dando la fiducia. Fin dal primo giorno ci ha detto che siamo un gruppo ma che dovevamo lavorare: così si può tornare grandi“.

Sul 2014: “Non voglio dimenticare niente, sono felice di quello che ho fatto. Anche della situazione vissuta con il Valencia perché quell’episodio è servito a realizzare ciò che riesco a fare oggi. Il ricordo più piacevole è la firma con il Milan: il momento più bello della mia vita“.

Sugli obiettivi: “Vorrei la qualificazione in Champions, non sarà facile, e poi mi piacerebbe vincere lo scudetto con il Milan“.

Sul suo rendimento: “Mi piacerebbe continuare a giocare come sto facendo ora. Con Inzaghi mi sento bene, riesco ad essere calmo quando sono in campo e mi piace la mentalità che sono riuscito a trovare: voglio proseguire su questi livelli, essere costante. Sono contento ma posso fare ancora di più, a 29 anni non ho ancora finito: voglia e benessere non mancano“.

Rami rossonero: “Sono nato a Frejus, vicino al confine con l’Italia e mio fratello andava matto per Nesta e Maldini. Quando ho visto quella maglia e studiato cos’è il Milan mi sono innamorato del club: guardavamo sempre le partite, erano i migliori del mondo. Ed è il club più titolato al mondo. Quando sono diventato un calciatore professionistico mi sono posto fin dall’inizio l’obiettivo di arrivarci, ci sono riuscito e sono davvero felice. Il mio esordio? Amichevole con lo Young Boys, non stavo benissimo fisicamente perché ero fermo da quattro mesi: è stato difficile dimostrare subito quanto valgo“.

Sullo spogliatoio: “Parlo con tutti, pure con Honda a cui non piace farlo granché: con lui a volte sono pesante perché gli faccio degli scherzi e non smetto di stargli addosso. Mi incuriosisce e credo sia una grande persona. Siamo una vera famiglia, io parlo italiano, spagnolo con Diego Lopez, in francese e in inglese, ma non lo so benissimo. Passiamo momenti felici e difficili, li superiamo insieme. Ho legato in modo particolare con Bonera: grande uomo, simpatico e importante per lo spogliatoio“.

Sul numero di maglia: “All’inizio avevo scelto il 27 perché il 27 dicembre è il giorno del mio compleanno, poi però ho pensato al numero 13 perché sapevo che l’aveva indossato Nesta. E’ una maglia impegnativa ma ci vuole un po’ di pressione per farmi esprimere al meglio. Ho un carattere molto forte, mi servono gli stimoli per dare il 100%. Ho 29 anni e il mio primo pensiero è dare il massimo, mettendo a disposizione la mia forza per vincere insieme alla squadra“.

Infine: “Era destino diventassi un calciatore, l’ho capito prima dei 20 anni quando ho fatto il provino con il Lille dopo un grave incidente in macchina. Pensavo di aver perso tutto… Nella Prima squadra del Frejus giocavo come centrocampista di destra in un 3-5-2, poi con l’infortunio di un compagno mi hanno chiesto di spostarmi in difesa e ho fatto bene per sei mesi. Dopodiché, la chiamata del Lille. Milano? Meglio Valencia. La prima è una città industriale, frenetica e non mi piace il clima: difficile pensare di rimanerci a venire anche dopo la carriera. Però adoro i tifosi rossoneri per come mi rispettano“.

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