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Mi fido ancora della dirigenza. E ora sotto col Derby. Sullo stadio…

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Sbaglierò, ma da tifoso non riesco ad augurarmi che il mio Milan venga ceduto a una cordata di cinesi o thailandesi non meglio identificati. Esattamente come non riesco a sognare di abbandonare lo stadio dove abbiamo vissuto i migliori anni della nostra storia, passata, presente e futura.

Questo secondo rischio sarà scongiurato ufficialmente il prossimo 20 aprile, quando Fondazione Fiera assegnerà ad altri il costoso e fantasioso progetto di riqualificazione dell’Area Portello. Come scrivevo e dicevo qualche mese fa nel giorno in cui tutta la stampa nazionale ordinata e cooordinata presentava ai tifosi la nuova “casa” del Milan con tanto di plastico. In plastica. Il Milan dunque resterà a S. Siro. E, per il momento, resterà di Silvio Berlusconi. O meglio di Fininvest. La questione è delicatissima e, finchè non ci sarà una comunicazione ufficiale dell’azionista di maggioranza, io non riesco a credere a voci, spifferi e speculazioni. Che il presidente di mille trionfi (non dimentichiamolo mai) sia intenzionato a cercare “collaboratori finanziari” non c’è dubbio. Che non li abbia ancora trovati è sicuro. Tutto questo polverone orientale ha, forse, anche la finalità di trovarne qualcuno di credibile. E solvibile. Per il momento il Milan, o meglio, tutte le squadre italiane non suscitano l’interesse di investitori stranieri. I fatti lo dicono, a meno che qualcuno non creda che l’Inter sia davvero di Thohir. I motivi sono molteplici. Il principale è che mettere soldi in Italia e nel calcio italiano non è visto come un “investimento”, ma come un’operazione “a fondo perduto”. A differenza di quanto accade invece in Francia, Spagna e Inghilterra, dove gli investitori stranieri si sono visti, eccome.

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Quindi prepariamoci a vivere questo “derby”, non “derbino” come pensano tutti, e nemmeno “derb-in” come vuol far credere qualcuno. Ma semplicemente Derby, come sempre. Come negli anni Settanta e Ottanta, quando non necessariamente derby faceva rima con scudetto. Ma il cuore batteva forte lo stesso. Come batterà domenica. Anche se non cambia il senso della nostra stagione, ma può cambiare quello della loro. E di un ennesimo progetto a stagione in corso, costosissimo e fallimentare. Come tante altre volte nell’era Moratti. Che continua. Evidentemente. Io continuo a preferire il mio Milan senza “maschere” orientali e senza più false illusioni.

Onore a Inzaghi, professionista e milanista fino alla fine, anche in un’annata nera. Il derby lui se lo merita. Anche se l’anno prossimo andrà via verso una carriera che sarà da bravo allenatore. La nostra cara e vecchia società ha scelto di ripartire da un allenatore fatto e finito, in grado di valorizzare questa rosa. Che da buttare non è. Io mi fido.