E il rispetto per Pippo?

E il rispetto per Pippo?


In casa Milan tiene banco ovviamente la questione allenatore. Il viaggio di Galliani per convincere Ancelotti sta tenendo incollati i tifosi milanisti agli organi d’informazione con la speranza che da un momento all’altro arrivi il fatidico ‘si’ di Carletto, come nella più classica delle storie d’amore.

Tutto bello, tutto meraviglioso, tutto possibile. Il problema, piccolo a quanto pare, è che la stagione del Milan non è terminata e un allenatore questa squadra, ancora per qualche giorno, ce l’ha e porta il nome di Filippo Inzaghi. Già, proprio quel Super Pippo, leggenda in campo, quel numero 9 che ha fatto piangere di gioia milioni di tifosi per la doppietta in finale di Champions contro il Liverpool nel 2007 o per quella al Boca Juniors per la conquista del Mondiale per Club nel dicembre dello stesso anno.

Le dichiarazioni prima di Berlusconi e poi quelle di ieri sera di Galliani stonano molto, per quanto riguarda il tempismo, nei confronti di Pippo. L’annata è stata terribile, i risultati sono stati pessimi e l’esonero appare inevitabile. Ok, tutto vero ma aspettare la fine del campionato era doveroso nei confronti di Inzaghi che se non altro merita quel rispetto che lui ha sempre portato verso questa società. Anche da allenatore ha dato tutto, si è prosciugato fino all’ultimo, difendono, anche in maniera eccessiva, i suoi ragazzi, la sua squadra e le sue idee. Come faceva in campo, così ha fatto pochi metri più in là, con la cravatta.

Francamente è sembrato di cattivo giusto parlare già del sostituto prima della fine: con che spirito affronterà l’ultima conferenza stampa Inzaghi? Era necessario questo viaggio o si poteva aspettare la settimana prossima, quando Ancelotti volerà a Vancouver per operarsi alla schiena? Forse per uno come Inzaghi lo si poteva fare. Una campagna gestita male, soprattutto da una società che ha sempre fatto della comunicazione e dello stile due punti imprescindibili della suo modo di essere. Per non parlare del futuro:  per convincere Ancelotti si parla di mercato faraonico, di progetto sportivo molto competitivo per tornare grandi in Italia e nel mondo. Tutto fantastico, ma se davvero Berlusconi dovesse restare presidente e dovesse realmente sborsare così tanti milioni, perché questo restyling non è stato fatto la scorsa estate? Perché Inzaghi non meritava questo affetto e questa difesa della società? Eppure questi stessi dirigenti che oggi sembrano dimenticarsi di lui sono gli stessi che a giugno 2014 lo annunciavano entusiasti come nuovo tecnico del Milan, propinando slogan come ‘diventerà il Ferguson rossonero…’.

La scelta dell’allenatore è stata fatta dalle stesse persone che ora tentano di rimediare a un loro errore tentando di riprendere Ancelotti, e cercando di cancellare una loro decisione. Sono tutti colpevoli in egual misura della stagione disastrosa: società, allenatore e giocatori. Ok cambiare guida tecnica ma i tempi e i modi per farlo dovevano essere diversi. E’ inutile negarlo, Inzaghi è stato lasciato solo, prima dai tifosi che ormai sui social network esprimono pareri di una cattiveria disarmante nei confronti dell’ex attaccante, e ora anche dalla società che ha agito in maniera del tutto ingiusta e affrettata. Non si poteva avere una fine peggiore: la leggenda Inzaghi continuerà a splendere ma non meritava questa fine.

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