milan inzaghi bee

L’uscita di scena sarà in grande stile. Non a suon di tweet


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Al fischio finale di Milan-Genoa Inzaghi era esonerato e il Milan venduto a Mr. Bee, nome che preludeva a un infausto ancorchè possibile futuro nelle mani di proprietari non meglio identificati e non ben intenzionati. Per fortuna dei tifosi del Milan ancora dotati di senno, a 24 ore di distanza le due ipotesi sono svanite nel nulla e gli spettri si sono allontanati, spettri ben più preoccupanti dell’umiliante tris incassato dal Genoa, costruito con i nostri scarti. Con buona pace di chi aveva già sportivamente e giornalisticamente seppellito Inzaghi e Berlusconi. Invece no. Domenica a Napoli ci sarà ancora Inzaghi in panchina e Berlusconi sullo scranno del presidente più vincente della storia del calcio. Magari a Napoli faremo la solita figuraccia alla quale ormai siamo abituati, ma pensate che con un altro allenatore in panchina a Fuorigrotta e con Mr. Bee a passeggiare sul Lungomare di Mergellina non l’avremmo fatta?

Siamo seri, il destino di Inzaghi allenatore e Berlusconi presidente è evidentemente segnato. L’anno prossimo in panchina ci sarà un altro tecnico e molto presto la maggioranza delle azioni rossonere sarà di un altro presidente, o di un’altra cordata o comunque di un’altra entità. Ma le cose si fanno bene. Non così. Le cose, il Milan di Fininvest, il Milan di Berlusconi, le ha sempre fatte bene, le ha sempre fatte in grande. Le ha fatte in grande quando è iniziata questa irripetibile storia, le ha fatte in grande quando ha vinto, stravinto e rivinto tutto quello che si poteva vincere e che nessun altro ha mai vinto. E le farà in grande adesso che è arrivato il momento di uscire di scena. L’uscita di scena sarà in grande stile e con la garanzia di un grande futuro. Il grande futuro, con tutto il rispetto, non è rappresentato da un broker che sbarca a Milano a suon di tweet, di finti scoop e di foto da turista mentre fa shopping. Il Milan non è una borsetta o un paio di scarpe che si compra in un pomeriggio in Montenapoleone.

Il Milan non è il trampolino di lancio per gli arrivisti dell’informazione e gli spericolati apprendisti del marketing. Il Milan, anche in questo nerissimo periodo, è e resta un affare di cuore. Soprattutto per Silvio Berlusconi che l’ha amato per 30 anni a suon di milioni. E’ talmente un affare di cuore che Berlusconi conserva classe e stile per offrire una cena a chi, come Mr Bee, ha dimostrato agli occhi del mondo così tanto interesse. Ma il destino del Milan non è quello di essere un prezioso brillocco per attrarre investitori. Il destino del Milan è quello di tornare ad essere “primo” nel mondo e il progetto che ha in testa e nel cuore Silvio Berlusconi mira a questo. Non potrà più garantirlo lui in prima persona. Lo faranno i nuovi ricchissimi proprietari, contattati e coordinati dal presidente grazie alle sue lunghe e intense frequentazioni politiche. C’è un Paese, il più ricco del mondo, che vuol sbarcare prepotentemente nel calcio e il primo ministro di quel paese ha scelto il Milan come nave. Un transatlantico di lusso, ma non il Titanic, come si augurano in tanti. Troppi. Rimarranno delusi.

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