Finita l’epoca dei parametri zero. Ibra e Mr. Bee, giorni molto caldi

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Giovani, possibilmente italiani, con ingaggi molto contenuti: il leitmotiv della campagna acquisti del Milan è stato questo. Bertolacci, José Mauri, Romagnoli, Ely e adesso Soriano. Fanno eccezione i due attaccanti, sudamericani e con un ingaggio più corposo, ma non cifre da capogiro. Per intenderci nulla di paragonabile ai vari Flamini e Mexes prima maniera. E’ ufficialmente finita l’epoca dei parametri zero. Un’epoca che ha portato qualche ottimo affare e qualche vittoria, ma che alla lunga ha appesantito il monte ingaggi, ha alzato l’età media e soprattutto ha infarcito la rosa di giocatori con contratti principeschi e un conseguente calo verticale delle motivazioni. La vera svolta dell’estate è stata questa: giocatori giovani, poco costosi e affamati. Agli ordini di un allenatore più affamato di loro. Il rovescio della medaglia, dirà qualcuno, sono stati i cartellini molto cari. Ma non c’è alternativa quando si va su giocatori giovani e con ingaggi bassi. A conti fatti meglio così, primo perché gran parte dei pagamenti sono dilazionati negli anni a differenza degli ingaggi elevatissimi che appesantiscono sempre di più i bilanci annuali. Secondo perché giocatori con queste caratteristiche sono facilmente piazzabili sul mercato anche dopo le stagioni negative. Da questo punto di vista l’Inter insegna: Shaqiri e Kovacic sono stati rivenduti bene con tanto di plusvalenza nonostante il rendimento non proprio soddisfacente. Lo stesso El Shaarawy, nonostante due anni terribili, ha portato un discreto beneficio alle casse rossonere.

Questa è la spiegazione economica dell’estate rossonera. Un’estate che deve ancora terminare con altre cessioni. Menez, Cerci, Nocerino, Paletta ed Alex sono sulla lista dei partenti. Un’estate, la trentesima consecutiva, in cui gli sforzi economici sono stati garantiti sempre e solo da Fininvest. Sempre e solo dalla famiglia Berlusconi. Lo stesso presidente, nell’intervista dopo Milan-Perugia tre giorni fa, ha dichiarato: “Speriamo di chiudere la trattativa con Mr Bee”. Ma come ci avevano detto che il Milan era già stato venduto a Mr. Bee mesi fa? Perché il presidente dice “speriamo”? Non c’è già stato il famoso “closing”? Evidentemente no, la partita è ancora tutta da giocare e, soprattutto bisogna ancora conoscere tutti i giocatori. Sperando che non stiano solo “giocando”. Nel frattempo ci teniamo stretto il presidente che ancora una volta “garantisce” e ancora una volta prova a costruire una squadra da scudetto. Sulle “costruzioni” di tutti gli altri continuiamo a coltivare legittimi dubbi. Fondati, purtroppo, in casi tipo la “costruzione” dell’ormai fantomatico stadio.

Torniamo sul campo. Sì, ho scritto “squadra da scudetto”. Il presidente ha nominato ancora 3 giorni fa il giocatore che da maggio è sulla bocca e nel cuore di tutti i tifosi rossoneri. Il presidente sa quello che sanno tutti i tifosi: se arriva Ibrahimovic questa squadra è competitiva per vincere il campionato ed è certa di tornare subito in Champions League. In caso contrario, la dispendiosa campagna acquisti e il buon lavoro di Mihajlovic rischiano di essere vani. Come ripetiamo dunque da mesi, tutto ruota intorno a Ibra. Anche tutti gli altri acquisti sono tecnicamente funzionali a una squadra imperniata sullo svedese. Segnali e indizi continuano a essere positivi, anche se mancano solo 10 giorni alla chiusura del mercato. I giorni decisivi dovrebbero/potrebbero essere i primi della prossima settimana, diciamo lunedì-martedì. Lì Ibra dovrebbe comunicare ai dirigenti parigini e soprattutto alla proprietà qatariota la sua volontà di rescindere. Aspettiamo e nel frattempo proviamo a fare punti a Firenze, brutto campo, ma non impossibile, considerato che Mr. Sinisa potrà impostare una partita di attesa e ripartenza. Finalmente torna a parlare il campo e la smettono di sproloquiare gli “espertoni”. Non di calcio, ma dei loro interessi.

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