Prepariamoci a un altro anno di sofferenza

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Ragazzi, prepariamoci a un altro anno di sofferenza. Ormai ci stiamo abituando. Tristemente. La magra consolazione di aver perso il derby giocando bene solo perché “ci è girato tutto storto” non è una consolazione, ma un triste presagio. Abbiamo fatto una partita di cuore, di grinta, di impegno e di concentrazione. Finalmente, era ora. Tutti hanno dato il massimo, compreso Marione, eccetto Cerci, in condizioni davvero poco presentabili. Il punto è proprio questo: nel derby abbiamo messo in campo tutto il massimo delle nostre qualità tecniche e temperamentali. Loro hanno giocato a 3 cilindri. Mancava il difensore più forte sostituito da un centrocampista adattato. Alcuni come Perisic e Kondogbia sono stati l’ombra dei giocatori che abbiamo visto in Bundesliga e in Ligue 1. Icardi ha le polveri bagnate. Ljajic è rimasto 90 minuti in panchina e Alex Telles è entrato solo nel finale. L’Inter ha giocato peggio di noi, eppure ha vinto. Noi abbiamo dato il massimo e loro hanno ancora grandi margini di miglioramento. Non c’è da essere contenti. Anzi. Nel derby, seconda sconfitta in tre partite, abbiamo avuto la conferma che questa sarà per noi l’ennesima stagione grigia e, purtroppo, rischia di essere l’anno buono per loro.

La differenza fondamentale dentro e fuori dal campo? Loro, a differenza della tanto divertente Inter morattiana, sono una squadra unita in campo, ad Appiano e in società. Mancini detta la linea e tutti gli vanno dietro. Nessuno lo ostacola, nemmeno di fronte a scelte apparentemente anomale, tipo Felipe Melo. L’Inter, fa male dirlo, è un blocco granitico e questo ne fa una seria candidata al titolo. In un anno in cui la Juve ha tutte le carte in regola per abdicare presto e solo la Roma ha l’organico per tenere testa ai nerazzurri. Noi, siamo l’esatto contrario. Fuori dal campo assistiamo al solito tutti contro tutti. I primi effetti si sono visti sul mercato. Perso Kondogbia, qualcuno ha iniziato a sussurrare in società: “Galliani è bollito, non sa più chiudere una trattativa”. Da qui la reazione e l’acquisto immediato di Bertolacci a una cifra spropositata. Un errore per riparare a un altro errore.

Per il resto un mercato molto dispendioso, da 90 milioni, per scoprire a fine agosto di avere una squadra largamente incompleta. Un progetto tecnico e tattico inesistente. Una rosa difficile da decifrare. Non a caso Mihajlovic, anche lui a corto di idee chiare, ha rivoluzionato tre volte il centrocampo in tre partite diverse. Tipico delle squadre dove non sai chi mettere perché gira e rigira sono tutti uguali. Nessuno veramente forte. E nel derby scopriamo poi che i migliori acquisti sono stati Kukca e Balotelli, arrivati a zero euro, in extremis, grazie ai favori di Preziosi e Raiola. Incredibile a dirsi, ma Kucka e Balotelli (3 milioni in due), nel rapporto qualità-prezzo sono stati due affari decisamente migliori rispetto a Bacca e Bertolacci (50 milioni in due). Tant’è vero che dalla prossima partita saranno riproposti come titolari. E nel Milan delle anomalie pensate che i tifosi contestano Galliani per aver preso Kucka e Balotelli dagli “amici” Preziosi e Raiola, non per i 90 milioni sprecati! Le stesse “anomalie” che per evidenziare i 12 milioni sprecati nell’affare Matri, inducono Galliani a prestarlo a tutte le squadre italiane e lui, appena lascia Milanello, incomincia a segnare. Anomalie del Milan di questi tempi.

Una volta festeggiavamo “DOPO” i derby e “DOPO” le vittorie in Champions League con memorabili serate a S. Siro, adesso festeggiamo “PRIMA” a Casa Milan cosicchè gli avversari possono sbeffeggiarci “DOPO” averci battuto. Va tutto bene e passa tutto nel Milan delle “anomalie” e nel Milan di quelli che curano il loro “orticello” e se ne fregano del bene comune. Del Milan del passato stiamo perdendo tutto, campioni, vittorie, stile. E perdiamo anche i nostri piccoli simboli. Il logo che abbiamo orgogliosamente portato in giro per il mondo e quell’inno che ancora adesso mi fa emozionare… “Camminiamo noi accanto ai nostri eroi…”. Tutto rottamato. Tutto “vecchio”. E allora prendiamoci il nuovo. Mentre l’Inter, regno della disgregazione interna, procede compatta e coesa, noi siamo i re del “tutti contro tutti”. Di solito i tifosi delle squadre che non funzionano iniziano a contestare a marzo-aprile, i nostri hanno cominciato a settembre. Ma ci sta. Vista l’ennesima evidente carenza di progetti. Quello che non ci sta è che mentre contestano un amministratore delegato, l’altro dichiari: “Sono contenta della risposta dei nostri tifosi”. Non oso immaginare che cosa dirà il terzo amministratore delegato che sta per arrivare… Povero Milan.

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