La soluzione dei nostri problemi non arriva dal campo

La soluzione dei nostri problemi non arriva dal campo


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Potremmo stare qui a ripetere per il 47esimo editoriale di fila tutto quello che non va nel Milan: le esigenze della proprietà Fininvest che sembrano essere quelle di scaricare il “fardello” o quantomeno alleggerirlo; il non decisionismo del presidente che interviene su tutto ma da quattro anni non decide su nulla; gli errori di mercato di Galliani, quelli manifesti e quelli a lungo incubati (vedasi Diego Lopez); la latitanza di Barbara scomparsa all’orizzonte da un buon mesetto, come spesso accade quando le cose vanno male; i continui cambiamenti di formazione di Mihajlovic, alcuni dei quali incomprensibili; il menefreghismo di molti, quasi tutti, i giocatori per i quali ormai perdere, pareggiare o vincere è la stessa cosa; fino ad arrivare a Mr Bee in versione “Godot”.

Potremmo stare a trovare giustificazioni per ognuno di questi elementi: a differenza di qualche anno fa Fininvest non sta attraversando un periodo di floridezza e prosperità, perciò è comprensibile che Marina e Piersilvio decidano di gestire in modo più oculato gli asset di famiglia che non producono utili, ma solo perdite; papà Silvio deve accondiscendere alle esigenze di tutti suoi figli e dunque eredi; a Galliani hanno aggiunto pressioni interne ed esterne e hanno tolto il principale consulente tecnico e quasi tutti i soldi, a parte l’ultimo mercato (Diego Lopez arriva in “regalo” dall’amico Florentino Perez); Barbara è rimasta comprensibilmente “scottata” e delegittimata dalla questione stadio; Mihajlovic continua a cambiare formazione alla ricerca di una formula vincente che probabilmente in questo Milan non esiste; i giocatori si impegnano anche, ma sono mal assortiti e subiscono essi stessi la gestione a volte schizofrenica che sta sopra le loro teste. Su Mr Bee, sinceramente la giustificazione non riesco a trovarla…

Detto tutto questo mi sembra che si stia diffondendo un’aria di “accanimento” mediatico e non solo. Vogliamo essere buonisti e poco maliziosi, ma le notizie uscite negli ultimi tempi ci fanno drizzare le antenne. L’impressione è che certi colpi sotto la cintura siano ben accetti dal sistema. Uno di questi lo ha ben sintetizzato l’avvocato Ghedini nel comunicato ufficiale comparso sul sito rossonero, un altro è evidentemente l’accusa a Galliani di aver pagato troppo poco Paletta per approfittare del fallimento del Parma. Paletta è stato l’unico ex gialloblu che non si è liberato a zero e per il quale il Milan ha sborsato 2,5 milioni quando dopo poche ore sarebbe stato gratis. Quanto doveva pagarlo il Milan? Se l’avesse pagato come Bertolacci la procura di Parma sarebbe stata contenta? Mettiamoci d’accordo: Galliani paga troppo o troppo poco i giocatori? L’impressione è che di questi tempi a “sparare” su Galliani e sul Milan “comunque non si sbaglia”… giusto per citare un’espressione famosa dell’attuale commissario tecnico. E chissà che tra pochi mesi proprio lui non la potrà ripetere in un altro contesto…

Aspettando Conte, cerchiamo di vedere qualcosa di buono in questo Milan dopo la sosta e di non buttare a mare tutto in preda a un ormai ineluttabile pessimismo cosmico. Anche tra di noi tifosi va di moda dire che fa tutto “schifo”, ma il Milan di Torino non mi ha fatto “schifo”. Il 4-3-3 mi sembra che ci consenta di coprire meglio il campo, idea peraltro teorizzata tre anni fa da Allegri, giudicato frettolosamente e ingenerosamente un “allenatorucolo da strapazzo”. L’inserimento di Alex, che appariva a tutti, me compreso, come una follia, si è rivelato invece una mossa azzeccata. Montolivo, fischiatissimo in Nazionale, è stato il migliore in campo. Cerci è tornato ad essere un calciatore e tutto sommato per 70 minuti abbiamo fatto la partita in casa del Toro senza subire nemmeno un tiro in porta. Certo ci sono ancora un sacco di cose da sistemare, la prima è che Luiz Adriano il ruolo di punta centrale nel 4-3-3 proprio non lo può fare. In quella posizione ovviamente il miglior interprete sarebbe Mario Balotelli. E poi la fragilità di testa della squadra non è affatto guarita: il gol del Toro non appena Ventura schiera le tre punte lo dimostra molto bene. Ma almeno a Torino abbiamo giocato da squadra e abbiamo fatto una partita normale, molto diversa dalle ultime terrificanti prestazioni. Giocando così, con qualche ritocco a gennaio, magari possiamo dare vita a una stagione migliore delle ultime due. Anche se di poco. Per risolvere i nostri problemi veri, ci vuole ben altro. Molto lontano dal campo.

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