Sinisa generale vero

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Dopo cinque mesi si può già tracciare un primo bilancio sull’operato di Sinisa Mihajlovic. Il tecnico serbo è arrivato come ex interista e già questo, dalle parti di Milanello, non è il massimo per uno che deve conquistarsi la fiducia, già questo significa che, a differenza di gente come Clarence Seedorf e Pippo Inzaghi, amati e venerati dai tifosi in quanto bandiere rossonere, l’obiettivo di farsi amare (o quantomeno guadagnarsi la fiducia) dall’ambiente diventa molto complicato. Lui ci ha messo subito la faccia, non si è mai nascosto dietro ad alibi e dichiarazioni di circostanza e ha sempre detto quello che pensava. Il suo carattere infondo è quello: schietto, sincero, diretto, a costo di non farsi amare da tutti, a costo di sembrare scontroso e antipatico.

Il sangue slavo d’altronde insegna questo. Al Milan poi c’era particolarmente bisogno di una figura forte, di carattere e personalità che non si facesse influenzare da vertici alti e giocatori con un nome pesante dietro la maglia. Questo, però, evidentemente non piace proprio a tutti. A partire da chi ha sempre avuto la presunzione di decidere e dirimere anche le questioni tecnico-tattiche che riguardano il campo, solo perché ci mette il denaro, per finire ai tifosi, anzi alla curva, quella curva che è ai ferri corti con il tecnico serbo. La squadra sta disputando una stagione altalenante, iniziata male, ma proseguita con qualche prestazione incoraggiante. Si è cambiato tanto, dai moduli ai giocatori, si sono fatte delle scelte coraggiose e si sta cercando di lanciare tanti giovani interessanti, per un progetto che finalmente può essere considerato a lunga scadenza.

Ci sta quindi qualche scivolone, ci sta soprattutto un periodo di assestamento. Ci sta, del resto, anche l’impazienza del tifoso che è stufo di umiliazioni e prese in giro e vorrebbe veder tornare il suo Milan protagonista o almeno competitivo per posizioni di classifica ed obiettivi interessanti. A differenza delle ultime due stagioni, però, al momento sembra esserci un progetto, sembra esserci un’idea di calcio. Contro Lazio e Sampdoria, infatti, si è vista una squadra viva, una squadra che a tratti diverte anche ed ora, infortuni permettendo, il 4-4-2 sembra essere la strada per dare un senso a questa stagione. Tutti vorremmo vedere il Milan ambire al vertice, ma ci vuole pazienza e, soprattutto se si punta sui giovani, ci vuole tempo. Questo non vuol dire che qualcosa di buono non si possa già pretendere da questa stagione, ma bisogna restare uniti, bisogna remare tutti dalla stessa parte.

Almeno caratterialmente, infatti, Mihajlovic sembra essere l’uomo giusto e ha dimostrato di avere le idee chiare, ma bisogna lasciarlo in pace, bisogna farlo lavorare. Al Milan, purtroppo, sono mancati tanti elementi nell’ultimo periodo, una di queste è stata la coesione tra le varie parti. La dirigenza deve schierarsi dalla parte del Mister e approvare tutte le sue scelte, poi sarà il campo a parlare e a dare il verdetto finale sul suo operato. I giocatori, a parte i casi di malcontento che non possono non esserci in una rosa di quasi 30 elementi, devono lavorare e seguire il proprio tecnico e dimostrare di meritarsi la maglia.

Con il Crotone il Milan ha rischiato la faccia e ha fatto una mezza figuraccia, proprio perché al momento sembra esserci troppa differenza di spirito, di voglia di lottare tra chi gioca e chi no. E qui si apre il terzo ed ultimo capitolo tra le componenti che devono agire solo ed esclusivamente per il bene della squadra. Contro il Crotone soprattutto sono mancati loro, i tifosi, o almeno quella Curva Sud che pare essere un po’ troppo permalosa e non abituata a chi, non ammaestrato da società e superiori, non ne tessa le lodi in ogni dichiarazione, a chi giustamente rimprovera atteggiamenti da prima donna e fischi ingenerosi prevenuti e affrettati.