Montolivo-Bertolacci e un Milan di palleggiatori. Miha, è la chiave?

Montolivo Bertolacci
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Honda, Montolivo, Bertolacci e Bonaventura. A Frosinone, domenica, è andata in scena la prima del nuovo e inconsueto centrocampo milanista di palleggiatori targato Sinisa Mihajlovic. Se sugli esterni il nipponico e Jack in questa stagione si sono già visti, il duo di mediani è stato un inedito assoluto: il capitano e l’ex Genoa non avevano mai fatto coppia dal 1′ in mezzo al campo. Il “Matusa” è stato lo scenario di questa interessante e suggestiva prima volta del tandem Montolivo-Bertolacci, anche a causa delle contemporanee assenze per squalifica dei mastini Kucka e de Jong. L’esperimento è andato piuttosto bene: al di là del risultato positivo, con il Diavolo finalmente in grado di ribaltare e vincere una gara in rimonta, il gioco è stato migliore e più convincente rispetto alle ultime uscite.

Saper trattare il pallone, d’altronde, è fondamentale per dominare e condurre una gara. E la sfera, tra i piedi educati degli interni Montolivo e Bertolacci, è girata bene. Risultato anche di una fiducia ritrovata e di un atteggiamento positivo, certo, ma anche della maggiore qualità rossonera in mezzo al campo e dell’intelligenza calcistica dei quattro di centrocampo. L’ex Fiorentina ha giocato qualche metro più indietro rispetto al solito, a protezione di Alex e Romagnoli, mentre il “91” ha potuto agire in posizione più avanzata, facendo sfoggio della propria tecnica e della capacità di duettare nello stretto con Bonaventura e con le punte: un leitmotiv tattico che ha reso il Milan sempre pericoloso per la difesa ciociara e che ha esaltato le caratteristiche di tutti i giocatori in campo.

Sarà dunque la strada della qualità quella presa da Mihajlovic? La prova di Frosinone del duo Montolivo-Bertolacci ha dato esito positivo, pur senza trascurare l’importanza della sostanza e della garra che sanno offrire i muscolari Kucka e de Jong. Anche perché una mediana dai piedi educati è la base per impostare un Milan sempre propositivo, offensivo e padrone del campo, come esige da ormai trent’anni il presidente Berlusconi. Gennaio è ormai alle porte e perseguire la strada della tecnica si può, con un innesto alla Witsel o più realisticamente alla Banega o Mati Fernandez. La qualità al potere come fondamento per tornare a praticare un bel gioco e per riconquistare il favore presidenziale: che Sinisa abbia trovato la chiave per fare definitivamente breccia nel cuore di Silvio?