Lavagna tattica: l'Inter di Mancini

Lavagna tattica: l’Inter di Mancini


Il giorno dei giorni è arrivato. Milano domani si fermerà per la partita più attesa, sentita e importante dell’anno: il Derby della Madonnina tra Milan e Inter. I diavoli di Mihajlovic da una parte, i nerazzurri di Mancini dall’altra: San Siro si appresta ad ospitare la stracittadina meneghina numero 216 della storia. Le due compagini milanesi non arrivano al match con particolare entusiasmo o in strepitose condizioni di forma, ma ci sarà senza dubbio un contenuto tecnico-agonistico più elevato rispetto a un anno fa, quando i rossoneri e la Beneamata misero in scena un pessimo 0-0. Milan-Inter di domani, nonostante una situazione non ottimale per entrambe, ha tutte le carte in regola per essere una partitissima.

Il 2016, per l’Inter di Mancini, è iniziato decisamente peggio di quanto auspicato. A eccezione delle vittorie contro Empoli e Napoli (quest’ultima in Tim Cup, ndr), i nerazzurri hanno avuto un crollo di risultati: il ko contro il Sassuolo e i pari con Atalanta e Carpi, sommati alla fragorosa debacle di coppa contro la Juventus, hanno portato sconforto e disillusione tra Appiano Gentile e Giacarta. La difesa, da fortino inespugnabile, ha iniziato a mostrare le prime crepe, la mediana “ruvida” ha continuato a non convincere e l’attacco non ha ancora trovato quella prolificità cercata sin da agosto: lo Scudetto è diventata una chimera nei fatti e nelle parole dei protagonisti, tecnico in testa. Ma, si sa, il derby è sempre una partita avulsa dalle classifiche e dai momenti di forma: l’attenzione e l’attenzione dovranno essere ai massimi livelli.

Dunque: cosa temere dell’Inter 2015/2016? Al primo posto c’è sicuramente il trio difensivo che sinora ha fatto le fortune dei nerazzurri, Handanovic-Miranda-Murillo. La filosofia di Mancini è quella di schierare una squadra coperta, corta e solida, che rischi il meno possibile e che faccia affidamento su una precisa spina dorsale: due centrali di livello top, una linea mediana “da battaglia” e attaccanti liberi di creare pericolo con giocate individuali. Una situazione ideale per i centrali Miranda e Murillo (anche se entrambi sembrano un po’ appannati dopo un inizio di stagione stratosferico) ma meno adatta per chi attacca. E l’eroico Handanovic di queste settimane, pur incominciando a concedere qualcosa, ha mantenuto un rendimento altissimo: il Milan dovrà essere freddo e implacabile sottoporta, sfruttando al massimo le poche occasioni nitide che gli verranno concesse. E in mezzo al campo, contro i muscolari e grintosi Medel, Melo e Kondogbia, servirà una partita di garra e cattiveria: la presenza di un guerriero come Kucka, in questo senso, potrà essere fondamentale.

Si diceva degli attaccanti. Perisic è il classico jolly tuttofare, Ljajic (o in alternativa Jovetic) il giocatore estroso in grado di risolvere la partita, Icardi un bomber implacabile ma “dipendente” dai rifornimenti della squadra: una situazione tattica che subordina la pericolosità offensiva dell’Inter alle giocate dei singoli. È da spiegare in questo senso la scarsa vena realizzativa del capitano, che resta però un killer d’area di rigore: anche con un solo pallone giocabile potrà essere letale. Senza contare che Mihajlovic deve fare i conti con la mina vagante Eder. Il veloce e ficcante ex Samp è la variabile impazzita della gara: il (non) gioco offensivo dell’Inter potrebbe premiarne le doti da scattista e da solista, ma il vero spauracchio è che trovi subito feeling con Icardi. L’argentino ha pagato e paga tuttora la scarsa “chimica” tecnica che ha con i vari Jovetic, Ljajic e Palacio: se i due ex compagni in bluerchiato ritroveranno subito l’intesa, per il Milan potranno essere dolori. Il precedente Sneijder, mattatore nel derby agostano del 2009 ad appena un giorno dal suo arrivo all’Inter, scotta ancora…

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