Milan, fai come la Juve...

Milan, fai come la Juve…


Che confusione… e non è perché tifiamo, come recita una dei più cantati cori della Curva Sud. La confusione di cui stiamo parlando, è inerente alla societa’ e all’ambiente Milan in generale. Famiglia tanto decantata ma che sta mostrando infedelta’ e sospetti degni dei gruppi famigliari protagonisti delle soap opera brasiliane, sì proprio quelle più tristi. Natale è passato e non si è più costretti ad essere buoni. O perlomeno non si rischia di risultare inopportuni se si usano toni un po’ accesi per gridare l’ennesimo appello di disperazione da parte della tifoseria rossonera, evoluta e non.

La stagione in corso sta dimostrando che il Milan non è ancora pronto a quella competitività alla quale era abituata la società e i tifosi rossoneri. Non ci sarebbe molto da stupirsi dato che è la prima ad essere supportata, dopo tanto tempo, da una campagna acquisti degna di attenzione e soprattutto con cifre non vicine allo zero dei suoi parametri. Come tutte le ricostruzioni, necessita di tempo e continui investimenti. Continuita’ di progetto e volontà di portarlo a compimento. Tutti ingredienti che sembrano non toccare i diretti interessati, soprattutto il più influente in casa rossonera, Silvio Berlusconi. Le parole di Gennaro Gattuso sono state eloquenti e quanto mai veritiere. Il riferimento alla calcisticamente odiata Juventus, è quanto mai opportuno per disegnare una strada che ha dimostrato di rivelarsi vincente. Ringhio e le sue parole mi hanno riportato a quegli anni. Quelli della ricostruzione bianconera appunto.

Ricostruzione passata da ingenti e continui investimenti che non furono interrotti neanche dopo il doppio passo falso degli acquisti di Felipe Melo e Diego, per un totale di 52 milioni di euro. Dopo la sopracitata sessione di mercato, la vecchia signora ha infatti sborsato nell’ordine 60 milioni nel 2010/11, incassandone 29 dalle cessioni; 100 milioni la stagione successiva, a fronte dei soli 20 in entrata; 73 nel 2012/13 e finendo con due stagioni di ritocco ad una rosa che nel frattempo macinava scudetti sotto la ferma e supportata conduzione da parte di Antonio Conte. Se a queste cifre aggiungiamo l’abilità della dirigenza bianconera nel gestire e liberarsi degli inevitabili errori che possono capitare e i pochi ma azzeccatissimi parametri zero Pirlo e Pogba, troviamo subito la chiave di lettura di quelli che, a mio modesto parere, sono i maggiori problemi di casa Milan.

Le stagioni che hanno visto il Milan orfano di un Presidente distratto da altri lidi, hanno permesso che si radicassero in società delle dinamiche strane e soprattutto poco utili alla causa rossonera. Dinamiche conosciute oramai da tutti, tra chi l’ammette e chi continua a far finta di nulla, ma ancora poco considerate da parte della proprietà che sceglie preferisce invece indirizzare il proprio disappunto verso altre situazioni come quella tecnica. Difficile rispondere alla domanda sul perché questo accada. Ci sono diverse teorie, alcune delle quali addirittura indicibili, causa potenziale querela. Ma sta di fatto che nessuno, a parte noi non evoluti, ha ancora trovato la forza di domandare al Presidente il perché affidi ancora il mercato ad un dirigente capace di sperperare le molte risorse, continuamente rinfacciate ai tifosi, messe da lui a disposizione.

Tra un patetico Hip Hip Hurrà e qualche gaffe di circostanza, mi piacerebbe venissero date risposte e commenti su alcune operazioni di mercato dai tragici risvolti di bilancio. Quella di Alessandro Matri, per fare un esempio. Il finanziamento alla Juventus per il successivo acquisto di Tevez, è infatti solo la punta dell’iceberg di questa “follia di mercato” targata Galliani. Acquistato infatti dal club bianconero per la cifra di 11 milioni, il giocatore ha girato in prestito, ma sempre e comunque a spese del Milan, per 5/6 della durata del suo contratto con la società rossonera. Bagno di sangue. Uno dei tanti. In molti individuano l’anno delle partenze di Thiago Silva e Ibra, come quello dell’inizio del declino milanista. In verita’ il processo di ridimensionamento è partito assai prima, ma volendo fare i conti con l’oste (magari si potesse davvero avere un contronto), anche questa strategia si è dimostrata col tempo, fallimentare. Analizziamola insieme. La cifra incassata dai rossoneri è pressoché simile a quella investita questa estate dal Presidente. Un cerchio che si è chiuso dopo 5 anni che hanno visto il rossoneri uscire dall’Europa che conta, prima. E dall’Europa che non ha mai contato per noi, dopo. Un quinquennio in cui il valore della rosa è costantemente sceso, mentre l’incidenza nei bilanci da parte dei contratti ai giocatori, non ha compiuto lo stesso viaggio.

Un quinquennio che ha visto bruciare allenatori e giocatori con una velocità non di casa in quel di Milanello. Un quinquennio che ha fatto scemare il fascino del nome “Milan” in Italia come all’estero e che ha ridotto il valore del marchio ai minimi storici, a dispetto di quanto di voglia fare credere. Mr. Bee e le sue difficolta’ lo dimostrano. Un bagno di sangue quindi, che ci costringe a porci un serio interrogativo. Ne e’ davvero valsa la pena? Quanto è costato, in soldi e immagine, questa folle decisione societaria? Chi l’ha deciso e soprattutto perché nessuno ha pagato? Domande che da tempo noi tifosi ci poniamo ma che sembrano non aleggiare in quel di Arcore. Mentre continua è la litania riguardante “le colpe degli altri”. Si’, perché c’e’ sempre un colpevole. E se non c’è, bisogna costruirlo ad hoc.

Allegri, Seedorf, Pippo Inzaghi e adesso Sinisa Mihajlovic, per fare alcuni nomi. Tanto nessun calamaio munito avrà mai il coraggio di mettere il Presidente davanti alle sue responsabilità e si continuerà a chiamare “Cavaliere” chi Cavaliere non lo e’ più e “Dottore” chi non lo è mai stato. Senza esclamare invece un duro, volgare ma quanto mai vero e sincero “Mi consenta Silvio, ma che c..zo sta dicendo?”

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