Berlusconi: "Spero di chiudere con Bee, sugli allenatori e sugli stranieri..."

Berlusconi: “Spero di chiudere con Bee, sugli allenatori e sugli stranieri…”


Queste alcune dichiarazioni rilasciate, a Sky Sport, da Silvio Berlusconi: “Io, con Bee Taechaubol, spero di chiudere. Lui e i suoi collaboratori, che ci hanno presentato un piano sulla commercializzazione del brand Milan in Cina e nei paesi orientali, mi piacciono. La crisi cinese ha creato dei problemi e i soci di Bee, che avrebbero dovuto sottoscrivere il quarantotto per cento del nostro capitale, si sono fatti da parte. Lui sta cercando nuovi soci e spero che possa arrivare ad una conclusione di successo. La data di scadenza è la fine del campionato italiano. Barbara e Galliani? Quando c’è un intervallo di età rilevante, tra due persone, ci sono due approcci diversi. Adesso, la situazione si è sistemata, perché abbiamo diviso bene le competenze. Galliani si occupa della parte sportiva e mia figlia di tutto il resto. Problemi, negli ultimi tempi, non ce ne sono stati. Barbara ha fortemente creduto nel progetto dello stadio, ma le norme urbanistiche del comune di Milano ci hanno impedito di andare avanti: forse, lo stadio, lì, avrebbe dato fastidio. San Siro è nel mio cuore, come in quello di tanti milanisti. Qualche volta ho pensato di andare in campo. Nel Milan, non sono quasi mai riuscito ad ottenere il gioco che volevo. Adoro il gioco di Guardiola, perché quando la sua squadra ha la palla, gli avversari non la vedono mai. Capello? Io notai la sua predisposizione a guidare un gruppo, nell’intermezzo tra Liedholm e Sacchi, e pensai di costruire con lui il futuro e al momento opportuno, lo nominai allenatore del Milan, con la stampa contro. Avevano detto che avevo messo ad allenare il Milan, un mio maggiordomo perché era stato un mio dirigente. Invece ha avuto il merito di vincere. Ancelotti? E’ un grande amico. Ho tentato di averlo al Milan dopo il Real Madrid, ma lui non ha voluto. Forse ha temuto di non poter replicare i successi del passato. È stato un grande giocatore, era un grande intrattenitore di uomini. Sapeva farsi rispettare, stimare ed amare dai giocatori e sapeva leggere le partite benissimo, indovinando sempre i cambi da fare. Questa è una dote che non tutti gli allenatori hanno. A volte ho dissentito con le scelte di altri tecnici. Sacchi? Apprezzai molto il gioco del suo Parma. Chiesi, attraverso Galliani, di fissarmi un appuntamento e ci incontrammo, per quasi cinque ore, in un ristorante di Parma. Parlammo anche di come lavorare sui singoli giocatori, ma anche di lui, della sua famiglia e dei suoi amici in modo tale che non venisse lasciato nulla al caso. Quando mi alzai dal tavolo, mi alzai convinto di aver trovato la persona giusta. Poi, ogni sabato, venivo a Milanello e parlavo spesso con i giocatori. Divenni anche il consulente finanziario ai giocatori, mi occupai di alcune situazioni familiari dei ragazzi. Facevo il fratello maggiore dei giocatori. Tutto quando ebbe un momento generale di raccoglimento e ci radunammo al castello di Pomerio, dove feci parlare tutti in modo tale da approfondire la persona. E a tutti indicai la possibilità di diventare, nell’ambito del gioco del calcio, un protagonista. Venne fuori una squadra di protagonisti con una difesa eccezionale, che prese solo quindici gol in un campionato. Era composta da Tassotti, Costacurta, Baresi e Maldini. I giocatori stranieri? Abbiamo avuto anche sette giocatori brasiliani e quando ero presidente del Consiglio, ho fatto trovare all’allora presidente Lula i miei giocatori. Ho sempre avuto una grande ammirazione per il calcio brasiliano. Ho ricordato, in un passaggio in un’intervista, il finale del campionato del ’99 quando io, a sei partite dalla fine, incontrai Boban e altri e gli dissi che si doveva giocare rasoterra e gli dissi di giocare come sapevano giocare. Vincemmo tutte le partite e vincemmo il campionato. Boban, grazie per quel campionato. Gli elicotteri? Ne ho cambiati almeno quattro o cinque, nel corso di questi anni. È stata un’idea che ha dato una scossa alla tifoseria rossonera che arrivavano da anni bui, con la Serie B di mezzo. Volevo comunicare a tutti che il vento stava cambiando, vestii i miei giocatori di tutto punto, arrivammo all’Arena con la cavalcata delle Valchirie. Quelle innovazioni hanno portato bene“.

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