Il felice paradosso del 4-4-2: con un mediano in meno, si gioca meglio e non si subisce

Il felice paradosso del 4-4-2: con un mediano in meno, si gioca meglio e non si subisce


La scelta del 4-4-2 si è rivelata fondamentale, lo ha ammesso anche Sinisa Mihajlovic nella conferenza post Napoli. C’è chi scongiura i modulisti, ma in casa Milan lo schieramento tattico ha sempre contato molto, soprattutto per Silvio Berlusconi, e infatti bisogna ammettere che da quando il tecnico milanista ha optato per il cambio di modulo, proprio a partire dalla sconfitta dell’andata contro i partenopei, i rossoneri hanno davvero trovato un altro passo. Vedere i numeri per credere. Dopo le prime sette gare di campionato infatti, nelle quali l’attenzione verteva principalmente su un altro interrogativo, se fosse meglio giocare con il trequartista o con le tre punte, le certezze erano solo due: il Milan creava poco e subiva troppo.

Dopo la disfatta perciò si è capito che il problema non risiedeva tanto nella fase offensiva, bensì a centrocampo. Così Miha ha deciso di adottare un modulo tanto desueto quanto efficace, il 4-4-2, che gli ha consentito di ottenere punti, subendo meno gol, ma soprattutto ha suscitato nella mente dei tifosi così come dei teorici del pallone una domanda: com’è possibile che i rossoneri garantiscano più equilibrio con due mediani piuttosto che con tre? Domanda piuttosto legittima, in quanto è da considerare anche che il cambio di modulo ha previsto di fatto pure l’esclusione di De Jong e Poli dagli undici titolari, due che effettivamente più che costruire gioco, rompono quello avversario. Eppure ora funziona. Sarà per puro caso, sarà per lungimiranza ma il tecnico serbo ha così trovato l’assetto migliore per far sposare le caratteristiche di Montolivo e Kucka, di fatto la coppia mediana titolare. Riccardo, che in questo Milan ha sempre faticato a capire se rendesse meglio da mezzala o da play maker davanti alla difesa, in questo schieramento riesce a fondere i due ruoli, garantendo buone geometrie offensive ma soprattutto recuperando un’infinità di palloni. Al suo fianco, l’ex Genoa, con la sua incredibile sostanza consente al compagno di reparto di esprimersi al meglio e anche in fase offensiva riesce spesso a rendersi pericoloso.

Con questo modulo sembra trovarsi meglio anche Andrea Bertolacci, il quale, nonostante non abbia ancora ritrovato lo smalto della scorsa stagione in rossoblù, grazie alle sue buone capacità tecniche può rappresentare un’alternativa più che valida al capitano milanista. Merito del modulo, sì, ma anche di chi lo interpreta. Va riconosciuto il merito anche a coloro i quali riescono a far fare bella figura ai mediani rossoneri, vale a dire Bonaventura e Honda: e mentre su Jack le parole possono spendersi all’infinito, sul biondino giapponese c’è da ammettere che nessuno ad inizio stagione avrebbe scommesso neanche una monetina. E invece è proprio lui, il soldatino, com’è stato definito dallo stesso Mihajlovic, la vera risorsa, l’elemento che permette di mantenere quell’equilibrio tanto invocato dal tecnico. Insomma, la rivoluzione tattica ha donato nuova ai giocatori e a tutto il centrocampo, che da tallone d’Achille si è trasformato in punto di forza di questo Milan.

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