Sacchi: "Berlusconi è stato il vero rinascimento del nostro calcio. Sarri il mio successore"

Sacchi: “Berlusconi è stato il vero rinascimento del nostro calcio. Sarri il mio successore”


Chi meglio di Arrigo Sacchi può festeggiare i 30 anni di Silvio Berlusconi presidente del Milan. La storia, i ricordi, gli aneddoti, il domani. Ecco l’intervista integrale concessa oggi a Il Giornale.

Berlusconi per il calcio italiano: “Ha rappresentato il vero rinascimento. Pensi alle numerose finali europee a cavallo tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta vissute dai club italiani. Se il calcio italiano ha vissuto il miglior periodo dal dopoguerra in poi in coincidenza con l’avvento di Berlusconi, non è stato un caso. Si è trattato di uno straordinario innovatore. Posso fare mia una frase di Chicco Evani che lo rappresenta alla perfezione: il presidente Berlusconi è stato così avanti che se si fosse voltato indietro avrebbe visto il futuro“.

Berlusconi per Sacchi: “Quando mi scelse, correndo un grande rischio, io commentai con la mia famiglia: o è un pazzo o è un genio. Perché rischio? Semplice: era venuto a prendermi a Parma in serie B solo perché vide giocare bene la mia squadra col Milan di Liedholm in Coppa Italia. È stato un innovatore e non solo, è riuscito ad abolire il vecchio dogma del calcio italiano, cioè vincere a ogni costo, per introdurre il concetto più appagante e impegnativo del vincere, convincere e divertire perché aveva capito che grazie alla bellezza del gioco e al merito riconosciuto dagli avversari la vittoria stessa sarebbe risultata amplificata“.

Sul primo incontro ad Arcore: “Abbiamo parlato di calcio fino a mezzanotte e quando me ne tornai a casa mi sembrava di conoscerlo da sempre. Io avevo, per i giorni successivi, un appuntamento a Firenze con il conte Pontello: Berlusconi mi pregò di rinviare quel viaggio e di aspettarlo al rientro da Roma, doveva mettere sotto contratto per le sue tv Baudo e la Carrà. Ci pensai su la notte e al mattino successivo dissi che non me la sentivo di dare una buca alla Fiorentina. Fu Ettore Rognoni a convincermi di tornare ad Arcore e in assenza di Berlusconi trovai schierati Galliani, Confalonieri, Dell’Utri e Foscale: mi arresi al loro pressing e firmai in bianco. Scoprii qualche tempo dopo che Galliani mi aveva dato una cifra inferiore rispetto a quella che guadagnavo nel Parma“.

Sulla prima convention del Milan al castello di Pomerio: “Il presidente radunò giocatori, tecnici, medici, dipendenti della società per fissare la missione. Disse: dobbiamo diventare la squadra più forte al mondo. Sembrava un visionario e invece fu fantastico perché riuscì a galvanizzare il gruppo“.

L’acquisto di Ancelotti: “A Roma girava voce che Ancelotti fosse una ‘sola‘ per il Milan, Carlo aveva fatto tre menischi e due crociati. Galliani mi disse: sono d’accordo con Viola, convinci tu il Dottore. Lo chiamai a mezzanotte, era a St. Moritz, mi riferì del giudizio dei medici, ha il 20% di invalidità al ginocchio. Sarei preoccupato se l’avesse in testa quel 20% d’invalidità risposi io. E alla fine rischiai. Dissi: Dottore, se lo prende noi vinceremo lo scudetto. Mi prese in parola“.

L’arrivo di Rijkaard: “Abbiamo rievocato la nostra epopea qualche giorno fa, ero in Olanda invitato da Gullit a parlare con i tecnici delle loro nazionali. Gullit non è intervenuto perché si è operato di ernia, c’erano Winter e Rijkaard. Per saperne di più sul conto di Frank mandai a Saragozza, dove giocava all’epoca, il mio osservatore Natale Bianchedi il quale al ritorno si raccomandò. Arrigo, non dire che mi hai mandato a spiarlo altrimenti ci licenziano tutti. Per portarlo a Milanello Galliani fece un blitz in Portogallo degno di Moshe Dayan, la definizione datagli da Fedele Confalonieri. Dovette attraversare indenne la rivolta dei tifosi dello Sporting Lisbona i quali invasero la sede del club per impedire la firma del contratto nascosto nelle mutande di Braida“.

Su Borghi: “Berlusconi cercava un alter ego di Maradona e lo aveva identificato in Borghi. Allenandolo a Milanello a fine stagione non mi aveva fatto una buona impressione. Tra l’altro lo portammo con noi in Inghilterra per un’amichevole con il Manchester United e firmò anche due gol. Lo tolsi a 15 minuti dalla fine e un mio collaboratore commentò: Arrigo siamo rovinati. E invece no, il presidente mantenne fede a una promessa fatta una sera ad Arcore, c’era anche Bettino Craxi presente. Gli dissi: Dottore, se vinciamo lo scudetto, Borghi non viene al Milan. Arrivarono tutti e due: lo scudetto e Rijkaard“.

Furono quelli i giorni in cui il gruppo acquistò la Standa: “Berlusconi andò a Ravenna per definire l’affare con Raul Gardini e Sama, mio amico il quale tempo dopo mi raccontò che mentre la trattativa era bloccata, il presidente fece un commento del genere rivolto a Gardini: Ora basta discutere, ho già un romagnolo al Milan che mi fa diventare matto“.

Sulla prima di finale di Coppa Campioni a Barcellona: “Mi vengono in mente due episodi. Il primo: mentre tentavamo di farci strada col pullman verso lo stadio, circondati da una marea di tifosi milanisti, Berlusconi sotto voce commentò: Arrigo, immagini se usciremo sconfitti, sarà un funerale con 80 mila al seguito. Il secondo: entrati al Camp Nou, mostrai al presidente la cappella e lui si recò subito a pregare. Al ritorno mi prese da parte e confessò: gliel’ho detto che sono dei comunisti“.

Sul rischio esonero prima di Barcellona: “Ne parlò Biscardi. Avevamo perso a Cesena, non eravamo partiti bene, i giornali scrissero anche di un vertice ad Arcore durante il quale Galliani e Carlo Bernasconi, avevano tifato per la mia conferma. Quella domenica vincemmo a Firenze, tornai a Milano, andai ad Arcore e feci un’altra scommessa con il presidente. Dissi: non vinceremo lo scudetto, l’Inter del Trap è più avanti, ma possiamo vincere la coppa Campioni“.

Verona, dopo l’Espanyol: “In quell’occasione Berlusconi fu spettacolare. Perdemmo con l’Espanyol a Lecce, lui arrivò a Milanello il sabato mattina, riunì la squadra e fu persino brutale. Disse: noi abbiamo fiducia in questo tecnico, chi lo seguirà rimarrà, chi non lo seguirà andrà via“.

Se c’è un nuovo Sacchi in giro? “Sì e si chiama Sarri“.

Riuscirà Berlusconi a raggiungere 2 finali di Champions nei prossimi cinque anni? “Glielo auguro di cuore“.

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