Calabria e José Mauri in cerca di spazio. Dopo Lazio e Juve…

Il Milan ripiomba in una fase oscura, fatta di prestazioni negative e parole dette a mezza bocca che più di rendere instabile l’ambiente non fanno. Un brutto diavolo che pensavamo fosse cambiato nei primi due mesi del 2016: vittorie, prestazioni convincenti e una formazione di giocatori che hanno dimostrato partita dopo partita che la rincorsa del Milan verso i posti che valgono l’Europa era di quelle da tenere in considerazione. In campo apprezzabili quasi tutti. Diciamo quasi, perché alcuni possiamo definirli desaparecidos.

calabria milan-crotone (Spaziomilan)Ad esempio: che fine ha fatto Davide Calabria? Il giovane terzino ha potuto mettersi in mostra solamente nella prima fase di quest’anno, venendo scartato via via. Con Palermo, Udinese e Atalanta all’andata aveva mostrato di sapersi destreggiare bene anche tra i grandi, poi panchina, panchina, panchina… La sua sfortuna è stata quella di trovare un Ignazio Abate decisamente in crescita, ma quando lui è stato fuori gli è sempre passato davanti un apatico De Sciglio. Forse qualche chance in più l’avrebbe meritata. E che dire di José Mauri? Lui finalmente col Chievo ha assaggiato la Serie A per 5 minuti esordendo in maniera quantomeno decente. Non si dice di metterlo tra i titolari sempre ma in una stagione quei 5 miseri minutini paiono proprio pochi. Anche lui sconta la presenza di gente sicuramente più pronta di lui, e non siano un vanto le quattro sfide su sei di Coppa Italia in cui è sceso in campo.

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L’auspicio è che per il futuro si vedano un po’ di più. Tanto se dobbiamo dire sottovoce che la squadra è questa e non si può fare di più, almeno diamo valore ai gioiellini che abbiamo in casa come fatto con Donnarumma. Ad esempio passate le sfide tra Lazio e Juventus, intervallate dalla gara con l’Atalanta, ci saranno delle partite impegnative ma sulla carta abbordabili dove ci pare corretto, nei confronti di ragazzi che quando scesi in campo, anche con poco tempo per dimostrare, hanno dato davvero il massimo facendo addirittura buone cose, dare loro uno spazio serio che li responsabilizzi e li faccia crescere dal punto di vista tecnico e mentale.

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