Dal Mondiale a Parisi: la parabola discendente delle “passerelle” di Silvio

Christian Pradelli è giornalista professionista e direttore di SpazioMilan.it dalla sua fondazione, l’8 marzo 2011. Dirige parallelamente il free-press pomeridiano Mi-Tomorrow. Collabora con La Gazzetta dello Sport. Conduce il varietà sportivo “Falla Girare” su Radio Reporter ed è opinionista per Milan Channel. È la voce ufficiale del Milan per TopCalcio24, canale del gruppo Mediapason (canale 114 del DTT).

Correva l’anno 2008. Era il 13 gennaio e Silvio Berlusconi si presentava a San Siro con un giro trionfale pochi minuti prima del fischio d’inizio di Milan-Napoli. Aveva una buona ragione per concedersi quel bagno di folla (fischiato dai tifosi partenopei): il Mondiale per Club conquistato in Giappone contro il Boca Juniors sotto i colpi strepitosi di Inzaghi e Kakà. Da lì a tre mesi il patron rossonero sarebbe stato incoronato premier per la terza volta stravincendo le elezioni contro il Pd di Veltroni. Insomma, il gioco valeva la candela. C’era una campagna elettorale alle porte, un Popolo della Libertà appena nato e un trio, il Ka-Pa-Ro (Kakà-Pato-Ronaldo) che lasciava presagire grandi cose. Non a casa quel Milan-Napoli finì 5-2 con reti di tutti e tre i brasiliani.

Sono passati più di otto anni e certi “vizi” non sono proprio passati. Ieri sera, infatti, lo stesso Berlusconi si è presentato al Meazza a braccetto con Stefano Parisi, candidato sindaco di Milano per il centrodestra, poco prima dell’inizio di Milan-Napoli. I tempi sono cambiati: i rossoneri non hanno trofei da esibire o nuovi campioni da sfoggiare, lo stesso Berlusconi non corre più per Palazzo Chigi e spera almeno di riconquistare la guida della “sua” Milano dopo cinque anni di centrosinistra.

In fondo la parabola discendente di questo Milan sta anche in questi flashback sintomatici di un tempo che scorre e che indietro continua solo a lasciare scorie. Non è proprio un caso che lo stesso patron rossonero, nonostante la passerella elettorale, abbia voluto lanciare ancora una volta una saettata all’indirizzo di Sinisa Mihajlovic prima dell’1-1 contro la Lazio: “Cosa penso del suo gioco? Ma che domanda è…?“, ha risposto a Carlo Pellegatti. E lo stesso tecnico serbo, che non ha ricevuto visite nello spogliatoio al termine della partita, ha ammesso candidamente di aver ricevuto più critiche che complimenti, nel corso della stagione, da parte del suo “datore di lavoro”. Meglio allora concentrarsi sulle elezioni amministrative? Può darsi. Se poi dovesse arrivare la Coppa Italia, il 21 maggio, ci sarebbero ancora un paio di settimane buone per inventarsi qualche occasione per sfoggiare trofeo, candidati e magari un colpo di scena, come la conferma di Mihajlovic.

Twitter: @Chrisbad87

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