Se questa è la reazione…

In principio era stata la striscia di nove risultati utili consecutivi, poi sono arrivate le parole di Abbiati ed Abate che sembravano aver ridato un minimo di scossa alla’ambiente, sembravano aver toccato le corde giuste riportando in auge il concetto di appartenenza e infine ci sono le continue dimostrazioni di vicinanza dei giocatori verso Mihajlovic, capace di ricompattare lo spogliatoio. Tutto vero, tutto giusto, il problema è che queste parole e dimostrazioni orali hanno smosso pochissimo i risultati del campo. All’atto pratico questa squadra è da sesto posto, o poco superiore, la classifica non sta mentendo. Bisogna prenderne atto e agire di conseguenza.

Inutile recriminare sugli episodi arbitrali, sui tanti legni colpiti, sulle occasioni create e non sfruttate, il Milan non ha la forza mentale e tecnica per poter competere verso obiettivi di alta classifica. Non ha un gioco che può permettergli di comandare gli avversari, si affida a giocate dei pochissimi singoli che fanno la differenza e naviga in uno stato di mediocrità che ormai non fa più notizia. Dopo le mille belle parole nel post partita contro Chievo, questa è stata la reazione della squadra che evidentemente anche caratterialmente fatica tantissimo.  Alcune note positive ci sono state anche nel posticipo contro la Lazio, il ritorno al gol di Bacca, i miracoli di Donnarumma, Abate e Luiz Adriano che sono stati esempi di voglia, corsa e sacrificio. Ma tutto questo non basta, non è sufficiente neanche per battere i biancocelseti, una squadra senza più obiettivi, appena stata umiliata in Europa League dallo Sparta Praga.

Anche questa stagione ha scritto una storia che per i tifosi rossoneri è già nota da qualche anno. La differenza è che a maggio ci si può aggrappare alla finale di Coppa Italia per chiudere vincendo. Come dovrebbe quasi sempre essere, come dovrebbe far parte del Milan.

 

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