Eppur non si muove

Eppur non si muove

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Tutto, inesorabilmente, fermo. La trattativa per la cessione del Milan monopolizza da settimane ogni attenzione della società e della proprietà, bloccando il resto. Perché sarebbe un evento chiave per il futuro del club rossonero, ma soprattutto perché, a seconda dell’esito, cambierebbero integralmente le carte in tavola: un Diavolo cinese avrebbe denaro fresco e ambizioni di vertice immediate, mentre Silvio Berlusconi costruirebbe una squadra giovane, italiana e futuribile. Proprio i problemi di salute del presidente, inoltre, non hanno certamente “aiutato” una più rapida conclusione dei negoziati: un qualcosa che sarebbe fondamentale per definire l’allenatore, individuare gli obiettivi di mercato e iniziare a rifondare un gruppo che necessita di pesanti interventi strutturali.

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Ma il tempo scorre inesorabile. E oggi, 15 giugno, il Milan continua a rimanere in balìa degli eventi. Il tira e molla è comprensibile e giustificato, data l’importanza storica ed economica che avrebbe la fine dell’epopea berlusconiana e il passaggio del club a mani cinesi, ma non potrà che avere conseguenze negative. A venti giorni circa dal rientro a Milanello, il Diavolo non ha il tecnico (Brocchi sarebbe l’uomo di Silvio, mentre i cinesi punterebbero su un profilo di maggiore esperienza), non conosce il futuro delle proprie stelle (Bonaventura e Bacca, per esempio, sono tutt’altro che blindati) e non ha messo a segno alcuna rilevante operazione in entrata (il parametro zero Vangioni, seppur buono, completa la rosa). Ogni movimento di mercato è totalmente bloccato, quando sarebbero necessarie idee e rapidità per diminuire il gap presente con corazzate come la Juventus e club in piena ascesa come Napoli e Roma. Un mese di stallo e di incertezza, per chi deve ricostruirsi dalle fondamenta, è decisamente deleterio e senza dubbio clamoroso per un club come il Milan, in passato maestro in organizzazione e pianificazione.

Cosa sperare, dunque, per le prossime settimane? Che la trattativa, in un senso o nell’altro, abbia una fine più rapida possibile. La deadline è fissata al 30 giugno, ma i problemi personali del presidente e la necessità di prendere altro tempo potrebbero costringere le parti a slittare di qualche altro giorno: ipotizzare la chiusura dei negoziati tra la prima e la seconda settimana di luglio, e a cascata la nomina dell’allenatore e i primi movimenti di mercato, sarebbe già positivo. E se la certezza è che, Cavaliere o cinesi, sarà comunque Adriano Galliani a condurre il mercato estivo, la speranza è che l’a.d. abbia le idee chiare e la tempestività dei giorni migliori. Al contrario, il Milan dovrà essere consapevole di dover pagare un prezzo salato per un mese e più di totale immobilismo. Con l’entrata di nuovi capitali, però, lo scotto da pagare sarebbe certamente meno pesante…

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