Obiettività e sincerità su Paletta: riflessioni sulla sfida al Torino

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Le mani di Gianluigi Donnarumma si sono prese, di prepotenza, i riflettori di San Siro, cancellando per qualche ora ogni altro spunto di discussione. Come giusto che fosse, lo straordinario gesto del baby prodigio ha raccolto copertine e prime pagine, facendo passare in secondo piano tutto il bello, ed il meno bello, offerto da Milan-Torino. Passate le ore ed i giorni, a mente fredda e riguardando interamente la sfida, impossibile non cerchiare di rosso la retroguardia del Diavolo, evidenziando con diversi colori gli aspetti positivi (pochi) e quelli migliorabili (molti, se non tutti).

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Mettiamo fin da subito le cose in chiaro, il seguente non sarà un elogio alla persona di Gabriel Paletta, bensì una analisi lucida ed oggettiva sulla prestazione positiva del centrale, nell’affannamento collettivo vissuto contro i granata. Si è fatto espellere, vero, e avrebbe potuto regalare un pari impensabile al Torino, ma rileggendo i 94′ precedenti sarebbe da disonesti affermare che la prestazione non fosse da 7 pieno in pagella. L’ex Parma, contro il Torino, è risultato essere, per distacco, il miglior giocatore difensivo del Diavolo fino al momento dell’espulsione, anche più di Donnarumma, impreciso su alcune uscite alte e prese a terra. Il sottoscritto capisce benissimo che parlare di Paletta, in un mondo così mediatico, d’immagine, iracondo e pronto alla contestazione, sia alquanto difficile e fragile, ma è corretto, anche nel caso, non perdere la bussola della valutazione, non buttando questo o quell’altro profilo nel calderone della critica gratuita.

A differenza di un Romagnoli ancora sotto tono e in difficoltà di lettura in alcuni frangenti, l’italoargentino, fino al cartellino rosso, è stato capace di innalzare lo scudo di fronte al portiere young, risultando spesso essere l’ultimo baluardo da affrontare per Belotti e soci. Da solo, però, è impossibile reggere l’urto di un assedio continuo, ecco spiegato il crollo nel finale in quella mischia confusionaria: difficile stabilire quanto fosse colpevole il difensore, o quanto bravo fosse l’attaccante a “mostrare” il fallo subito; tutto ciò non cancella comunque quella macchia evitabile su un compito, fino a quel momento, eccellente. Paletta, a sorpresa, ha brillato a San Siro, per poi inciampare sul più bello, obbligando la squadra a recarsi a Napoli senza una pedina, che piaccia o no, titolare.