Milan-Cina-Sino: due mondi diversi, un'unica "passione". I retroscena di una lunga odissea

Milan-Cina-Sino: due mondi diversi, un’unica “passione”. I retroscena di una lunga odissea


SpazioMilan.it ospita il punto di Salvatore Liuzzo, studioso di mercati asiatici ed appassionato di “fusioni” tra calcio e finanza. Inviate le vostre domande a Salvatore scrivendo a redazione@spaziomilan.it: nei prossimi mesi, proverà a dipanare i vostri dubbi sull’epocale passaggio di proprietà rossonera. In esclusiva per SpazioMilan.it.

Sono giorni frenetici questi, le dichiarazioni fatte da Paolo Berlusconi a Telelombardia non hanno solo scaldato l’animo del tifoso rossonero italiano, ma anche quello cinese. Sui social cinesi troviamo tifosi pieni d’orgoglio per essere al timone della compagine rossonera, mentre altri si trovano preoccupati dal fatto che un’organizzazione supportata dal governo cinese possa essere alla guida dell’operazione. Domanda spontanea: perché soldi pubblici debbano finire ad essere investiti nel calcio? Scorrendo i commenti nei vari forum la risposta che si trova è la seguente: “Lo Stato non impiega soldi pubblici nel fondo ma capitali privati e ricavi delle controllate statali e provinciali, non col denaro dei contribuenti“.

Opportuno comprendere certe dinamiche di uno stato così lontano da noi. Oggi in Cina si contano 150 mila aziende dello stato che impiegano decine di milioni di persone. Si tratta di banche, compagnie aeree e diverse raffinerie di petrolio. Accanto ad esse troviamo una maggioranza di aziende gestite invece dai diversi governi locali. Mentre le prime, ovvero le gigantesche SEO centrali, sono politicamente importanti per Pechino, la maggior parte delle SEO sono aziende provinciali e locali che operano in contesti competitivi. Solo nel primo semestre del 2016 la Cina ha investito 120 miliardi di dollari all’estero, la conquista dei marchi prestigiosi e di punti strategici è irrefrenabile, compreso il mondo del calcio dove – guidati dal “documento 46” – la Repubblica Popolare Cinese intende favorire lo sviluppo dello sport. Anche le norme che vigilano l’esportazione di capitale all’estero hanno subito una forte modifica. In concomitanza al “documento 46”, il governo cinese ha ammorbidito i controlli sull’esportazioni di capitali sotto ai 2.5 mld$.

Le SEO oggi rappresentano una bella fetta dell’economia cinese ma le aziende private e i colossi si stanno facendo strada velocemente controllando autonomamente gli investimenti. Tuttavia c’è da ricordare come il governo centrale abbia tutt’ora una forte influenza su di esse. Prendiamo l’esempio di Baidu di Robin Li, più volte accostato al Milan, che vede calare il fatturato nel primo semestre del 30% in seguito alla riforma sul taglio delle pubblicità sul web che sono la maggior fonte di guadagno del google cinese.

Ad oggi gli unici nomi usciti nomi usciti sono quelli di Yonghong Li e Haixia Capital, fondo di stato cinese. Attualmente tutti si concentrano solo su questo aspetto tralasciando un aspetto non indifferente. Haixia Capital è un fondo di investimento a doppia nazionalità Cina/Taiwan, in quanto fu istituito nel luglio 2010 anche dalla Fubon Financial Holding di proprietà della famiglia Tsai. Agli appassionati delle classifiche forbes e ai tifosi impazienti di fare “paragoni” con la proprietà dei cugini neroazzurri, va sottolineato come la famiglia Tsai si piazzi al primo posto della classifica dei più ricchi del Taiwan con un patrimonio familiare stimato sui 15 miliardi di dollari. Fubon Financial è molto attiva nelle sponsorizzazioni sportive. Haixia non opera quasi mai direttamente ma con la creazioni di società ponte. Haixia potrebbe interagire con Sino Europe tramite quattro newco create il 12 agosto 2016, tutte situate nel Fujan con unico rappresentante legale Chen Huashan. Specifichiamo come queste siano state create da Sino Europe e non sono azionisti del fondo, perché il “modello West Bromwich” prevede una struttura di autofinanziamento. Per la tranquillità dei tifosi, Haixia ha recentemente incassato 830 milioni di dollari dalla vendita di una holding messa in crisi dai recenti crolli delle borse asiatiche, svendendola del 20%. Inoltre è uno dei fondi usati l’acquisto di Sinopec (SEO), la più grande raffineria cinese. Questo assicura, almeno in teoria, la solidità e la considerazione della stessa sui mercati asiatici.

Chi è Yonghong Li? Chi è l uomo misterioso che è sempre stato a capo della cordata? Yonghong Li, nativo del Guangdong Maoming e laureato, classe 1969, è stato direttore generale di Chongqing Scienza e della Tecnologia Co, Ltd Epristeride, dal 2005 Presidente del Consiglio di Amministrazione Renlong Hao International Holdings Limited. E’ stato il maggior azionista della Doulon (600 696), ma solo per un periodo di 6 mesi ed è questo il motivo della sanzione in borsa. Il non aver dichiarato la vendita delle azioni e non averle tenute per almeno un anno è costata una multa di 90 mila dollari. Scoprire qualcosa sul passato e presente di Mr. Li è molto difficile, a lui viene attribuita la proprietà della Shenzhen Jie Ande Industrial Co. che risulta essere il maggior azionista della Holding Zhuhai Zhongfu industrial Ltd quotata in borsa e che opera nel settore degli imballi e produzione di lattine e bottigliette per conto di Pepsi. Jie Ande è inoltre l’azionista della Shenzhen Dongpeng Beverage Co, produttrice della dongpeng, famosa bevanda energetica cinese molto diffusa sul territorio. Yonghong Li è affiancato da Han Li, che sembra fare da collante proprio fra Sino Europe e le autorità governative.

E’ all’occhio di tutti che la spinta del governo risulti decisiva in questa invasione cinese, ma le aziende private a livello di pubblicità nel traggono il massimo del giovamento da queste operazioni. Due anni fa alla domanda su chi fossero Suning e Zhang Jindong, senza tablet alla mano la risposta sarebbe stata un quanto mai chiaro “boh”. I grandi marchi spendono centinaia di milioni di dollari per la pubblicità. Cifre vicine a quelle di acquisizione di una società come il Milan. Perché non penetrare il nostro mercato con un mezzo rivelatosi nella storia ottimo strumento comunicativo? Anche la piccola Jilin Yongda che vede crisi nera con un meno 83% di fatturati nella produzione di magneti, si vede oggi accelerare il processo di trasformazione da industria a piattaforma finanziaria con la Wing Tai Ala financial supportati da un grande azionista come la Guangdong HBSC. Da notare che la partecipazione di Jilin Yongda risale al 3 giugno quando qui si parlava del duo Galatioto e Gangikoff in Cina già tutto si stava muovendo.

Sebbene la Cina abbia ancora molto da imparare sul campo, a livello di analisi i reporter cinesi stanno attenti al dettaglio. Dopo l’acquisto da parte di Sino Europe del club, subito sono partite le analisi del bilancio e ricavi del club rossonero. La domanda ricorrente era: come può essere che nel 2006 il Milan era in attivo di 2.6 milioni e negli ultimi 3 anni ne ha persi 270? Non è abitudine cinese bruciare le tappe e nemmeno collaborare con chi non raggiunga risultati sperati. Quello che si deve augurare ogni tifoso rossonero è che il Milan che verrà si basi sui principi della professionalità e della voglia di tornare ad essere competitivi. Che torni ad essere una società sana e stabile riuscendo a camminare con le sue gambe aldilà delle risorse dei grandi magnati. Servirà pazienza e fiducia per ricostruire, i grandi investimenti a volte comprano solo giocatori ma non costruiscono una squadra.

Berlusconi-Han LiLa segretezza della cordata, infine, potrebbe essere giustificata dal voler evitare lo scontro con l’opinione pubblica cinese che, come accadde ai tempi dell’interesse dell’Inter da parte della Cina Railway, si oppose con grande veemenza interrompendo ogni trattativa. Si ricorda che già ai tempi di Mr. Bee c’erano due offerte la prima del fantomatico broker thailandese, la seconda da parte del governo di Pechino. Memorabile la gaffe fatta dal presidente Silvio Berlusconi che chiamo Mr. Bee, “Mr. Li”. Un segnale o semplice coincidenza?

Grazie ai “Milanisti Non Evoluti” per la collaborazione.

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