Derby beffardo, ma il Milan maturo e realista non pianga

Derby beffardo, ma il Milan maturo e realista non pianga


Emozioni, gol e intensità. E un pari che, a mente fredda, non fa recriminare né Milan né Inter. Finisce con un entusiasmante e denso 2-2 l’atteso Derby della Madonnina, piatto forte della 13^ giornata ma soprattutto stracittadina di vitale importanza per ambo le squadre. Se Suso è il protagonista indiscusso della serata, con una doppietta di pregevole fattura, sulla sponda opposta del Naviglio sono stati Candreva e Perisic i mattatori: gli esterni segnano e rimontano due volte, col croato decisivo al 92° con il gol del pari definitivo. Deluso il Diavolo dal pareggio last minute, esaltata l’Inter e il neo tecnico Pioli, capace di trovare il gol a tempo (quasi) scaduto ma soprattutto di ravvivare e innervare una squadra bisognosa di una scossa. A Casa Milan, invece, c’è fisiologica delusione per la beffa finale, bruciante alla stregua di una sconfitta: d’altronde, i due gol dell’Inter, frutto di leggerezza e disattenzione, potevano evitabili.

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Un’analisi generale e completa del match, però, spingerebbe a giudizi e bilanci più clementi. Il Milan ha contenuto un’Inter che, nel primo tempo, è risultata a tratti arrembante: ritmi alti, cattiveria agonistica e incisività sugli esterni, abbinata all’elevata qualità presente dalla trequarti in su (su tutte quella di Joao Mario, Candreva, Perisic e Icardi), hanno consentito alla Beneamata di dominare il gioco e schiacciare l’avversario. Che, però, ha sfruttato al meglio le proprie caratteristiche: concedere poco e ripartire col tridente veloce. Suso-Bacca-Niang – e il suggeritore Bonaventura – si esaltano a campo aperto e puniscono l’Inter nelle poche occasioni che arrivano. Ma il merito generale, indubbio, è aver tenuto botta nel primo tempo alla tecnica e alla garra dei nerazzurri, così come aver sfruttato al meglio il principale difetto dell’avversario: la scollatura tra reparti, retaggio della velleitaria gestione tecnica di de Boer.

Il bicchiere, nonostante tutto, è mezzo pieno. Perché un secondo posto, appena la scorsa estate, era utopia; perché l’amalgama e la quadratura della squadra crescono di partita in partita; perché Abate e compagni, al cospetto di un avversario tecnicamente superiore e con motivazioni enormi, hanno mostrato maturità e lucidità. L’amaro in bocca c’è e rimarrà per qualche giorno, ma il derby ha dato risposte comunque positive. La pecca su cui Montella dovrà lavorare è aver abbassato troppo il baricentro nel finale, rinunciando totalmente a ripartire e concedendo di fatto all’Inter di assediare l’area negli ultimi minuti: il Diavolo, bravo e fortunato altre volte a vincere soffrendo e difendendo il gol di scarto, ieri ha pagato dazio. Ma la solidità e l’unione di squadra, veri punti di forza del Milan di Montella, sono stati ancora visibili. Più una gustosa ciliegina: Jesus Fernandez Saez. Per tutti solo Suso, da ieri anche nuovo uomo derby. Due reti di rara bellezza, fotografia di un bagaglio tecnico e atletico invidiabile, più colpi da campione: se Suso riuscirà anche a trovare continuità, dentro la partita e nell’arco di una stagione, potrà diventare un crack.

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