Impeto, sacrificio e qualcosa di Inzaghi: Lapadula uomo-squadra

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Piano e centrale. Il gol piano e centrale piace a pochi ma ha fascino: prima o poi capita a tutti il tiro all’incrocio, invece non tutti sono capaci di segnare così, con il portiere abbastanza piazzato, in maniera più banale ma sempre importante; anzi, ieri fondamentale. Lo ha fatto Lapadula all’86’ di Milan-Crotone, quando San Siro aveva appena fischiato Niang e stava valutando se estendere il trattamento alla squadra. Molto meglio realizzare il 2-1 decisivo, allora: detto fatto. L’attaccante si è messo le mani alle orecchie per richiamare lo stadio, che ovviamente ha perdonato la prestazione generale fino a quella delicatissima fase.

I tifosi – dato ormai chiarissimo – adorano Lapa.  Non è tanto questione di reti salva-domenica, quelle sono repertorio pure di Bacca, quanto di sforzo collettivo. La prima vera occasione dei rossoneri era stato un destro a giro dal limite di Niang, nato grazie allo stesso classe 90’ che nel giro di secondi si era sentito in dovere di andare a recuperar palla in scivolata per poi consegnarla gentilmente al compagno. Scena già vista, cose già successe e nemmeno obbligatorie: un atteggiamento vagamente “gattusiano”. Il gol sporco è stato una delle due conclusioni nello specchio del giocatore, l’unico in area. E per la seconda volta in 4 gare ha avuto un momento alla Inzaghi: SuperPippo ha fatto nettamente di più da poter respingere qualsiasi paragone, eppure Gianluca – scrive La Gazzetta dello Sport – in qualche minima cosa lo ricorda.

montella-lapadula-smDal tacco di Palermo, utile e bello, alla doppietta variegata di Empoli, al sigillo con il Crotone in cui la chiave è il passetto accorciato a rubare il tempo a Cordaz. Il gol numero 1 a San Siro, alla prima da titolare, è stato deginissimo. Esultanza e dedica a parole alla Chapecoense, complimenti e certezze: a Roma giocherà ancora dall’inizio, Bacca ne sia consapevole o al massimo speri nel miracolo.

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