Ancora in panchina, lo strano caso di Antonelli. Cos'è successo?

Ancora in panchina, lo strano caso di Antonelli. Cos’è successo?


A poche ore da una delle sfide più attese di inizio 2017, aumentano le conferme e si delinea, in maniera sempre più chiara, la possibile formazione rossonera pronta per lo Stadium. A Torino, nell’invincibile fortezza della Juventus, il Diavolo cercherà di fare il terzo sgambetto stagionale alla Vecchia Signora, eliminandola dalla TIM Cup alle porte della semifinale. Montella, così come l’intero ambiente rossonero, ha caricato al massimo la gara, ben conscio dell’importanza della sfida. Titolari contro titolari, alla faccia di chi snobba la vetusta Coppa Italia.

Si avvicina il big match e trovano garanzie le indiscrezioni rimbalzate dalla giornata di ieri. Zapata al fianco di Romagnoli, un centrocampo al massimo delle possibilità ed il tridente offensivo di gala. Tutto comprensibile e di facile lettura, tranne per la scelta del terzino sinistro. Dopo due prove insufficienti contro Torino e Napoli, Davide Calabria viene nuovamente riproposto nel ruolo di esterno mancino, suscitando qualche dubbio all’intero universo rossonero. Ma non sono critiche al giovanissimo difensore, classe ’96 cresciuto in casa, bensì dubbi sul continuo e costante inutilizzo di Luca Antonelli: veterano in un gruppo di teen, uomo spogliatoio e conoscitore del ruolo. Qualcosa deve essere successo, ma la risposta è di difficile decifrazione.

Non ci sono spiegazioni semplici, ne tantomeno errori evidenti o screzi non ricucibili con il tecnico. Scheletri nell’armadio? No, Luca non è proprio il tipo. Ma il rapporto tra i due non pare essere idilliaco: stima e rispetto, come giusto che sia, ma niente amor platonico tra le parti, o ammirazione sconfinata. Un rapporto corretto tra una persona addetta a prendere decisioni, ed un professionista esemplare e cristallino. La motivazione andrebbe ricercata nella continua propensione offensiva di Antonelli, che poco si confà alla nuova difesa disegnata dal condottiero campano: una retroguardia a tre e mezzo, o meglio, un trittico di giocatori bloccati sulle proprie posizioni ed un solo terzino con compito di attaccare (solitamente quello di destra, Abate). Il momento di Calabria non è dei migliori, per sua stessa ammissione, e l’assenza prolungata di De Sciglio rimescola le carte in una gerarchia che, pareva, abbastanza immutabile. Un peccato, resta la sensazione che Antonelli possa dare tanto a questo Diavolo. Ma come sempre, l’ultima parola spetta al campo, con la speranza univoca che mister Montella abbia (nuovamente) ragione.

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