Montella torni al Milan "operaio". Cinesi, siamo allo sfinimento?

Montella torni al Milan “operaio”. Cinesi, siamo allo sfinimento?


Ho sempre pensato che l’incidenza del fato o, se preferite, della fortuna fosse relativa nella vita e pure nel calcio. Rifiutavo la definizione di “Milan fortunato” quando le cose andavano bene e rifiuto quella di “Milan sfortunato” adesso che le cose vanno male. Non abbiamo vinto la Supercoppa per “culo” anche se l’abbiamo vinta ai rigori e non abbiamo fatto 1 punto in 4 partite per “sfiga” anche se gli episodi ci hanno girato contro. Quindi provo ad analizzare il tutto al netto di pali, guardalinee, arbitri, squalifiche e infortuni.

Dopo il secondo tempo di Napoli e la gara interna contro l’Udinese Montella capisce che con questa squadra, stravolta da anni infausti e impoverita in tutti i suoi reparti, non può applicare il calcio che tanto gli piace. Il gioco fatto di ricami e fraseggi, di possesso palla e di baricentro alto mal si adatta a questo Milan che di “grande” ha ormai solo il nome e la bacheca. Montella sa che quel tipo di calcio è tanto caro al presidente quanto impraticabile al momento. E allora, senza gli estremismi mihajloviciani decide di improntare la squadra al sano realismo. Abbassa la linea difensiva per tutelare la strana coppia Romagnoli-Paletta. Si rompe Montolivo e si inventa Locatelli schermo davanti alla difesa. Lascia volentieri il possesso palla agli avversari e con umiltà si affida alle ripartenze di Niang, Suso e Bonaventura. La ricetta funziona e punticino dopo punticino il Milan arriva addirittura al secondo posto. Con la grinta, un’invidiabile condizione fisica e il fenomeno Donnarumma, sembriamo quasi una squadra da primi tre posti. Sembriamo. E infatti su queste pagine avete sempre letto grandi inviti alla prudenza, anche dopo il gol di Loca contro la Juve, anche dopo la Supercoppa di Doha. Avete letto che i 36/37/39 punti dell’andata avevano un che di miracoloso.

Purtroppo questo concetto sfugge a molti. Compreso Montella. Il quale dopo Doha, convinto che la squadra abbia raggiunto una buona consapevolezza dei propri mezzi, torna a pensare di proporre un calcio meno “operaio” e più “montelliano”. Alza il baricentro, cerca il possesso palla e pensa più al gioco che al risultato. Lo afferma lui stesso nella conferenza pre-Sampdoria. Dice Montella: “Tutti gli indicatori ci dimostrano che giochiamo meglio, tiriamo di più, attacchiamo di più e facciamo più possesso“. Guarda caso facciamo meno punti. Pochissimi punti. Proprio perchè quando una squadra è “mediocre” deve giocare da mediocre. Umile. Bassa, Speculativa. E invece noi abbiamo iniziato a giocare da “grande squadra”. Senza esserlo. E il conto si presenta subito. Salatissimo.

Speravo che l’emergenza dei tanti infortuni, soprattutto quello gravissimo di Bonaventura, potesse portare Montella a una retromarcia nel segno del realismo. E invece anche contro la Samp in casa proviamo a “fare la partita“. Ci riusciamo, ma non facciamo gol perchè siamo e rimaniamo mediocri. Poi succede che loro, alla prima ribaltata, ci puniscono. Guarda caso, con la difesa alta e non più schiacciata, vengono fuori tutti i limiti dei nostri centrali. Paletta in primis. Montella è ancora in tempo a riabbassare la squadra e a tornare più “operaio” perchè l’obiettivo Europa League è ancora lì alla portata. Ma soprattutto l’obiettivo deve essere quello di chiudere la stagione con dignità. Per non ripetere gli ultimi 3 campionati e anche per dare valore a quanto di buono fatto finora. Le mie parole non sono una bocciatura a Montella, vero grande artefice di un girone d’andata da incorniciare. Ma questo cambio di “filosofia” post Supercoppa non ha certo giovato al Milan. Cosiccome non ha giovato la leggerezza della panchina nella fase cruciale di Udine, quando il pasticcio e il ritardo nella sostituzione di De Sciglio ci costano la partita. In assoluto l’errore più grave del Mister, il quale poi nel dopopartita cerca di giustificarsi coinvolgendo medico e team manager, uno scarico di responsabilità che proprio non mi è piaciuto.

Per il resto che cosa possiamo dire a un allenatore che ha fatto i miracoli con una squadra di scarti, di prestiti, di scommesse e di giovani? Una squadra che anche a gennaio ha visto tutte le altre comprare e rinforzarsi, mentre Galliani provava disperatamente a chiedere Deulofeu in prestito e Ocampos in regalo. Nessuno dei due vale il miglior Niang. Pertanto il nostro mercato non è stato di rafforzamento, ma di indebolimento. Segno tangibile del fatto che alla proprietà, nuova o vecchia che sia, anche quest’anno degli obiettivi sportivi della squadra non importa assolutamente nulla.

A proposito di questo, che siano cinesi o caraibici, che esistano o non esistano, viene spontaneo domandarsi una cosa: i primi 100 milioni di caparra piovono il 5 settembre, appena chiuso il mercato estivo. I secondi 100 arrivano a metà dicembre, poco prima che chiuda l’anno di bilancio e prima che apra il mercato invernale. Questi ultimi 320 vengono annunciati il 2 febbraio, 48 ore dopo la chiusura del mercato di gennaio. Ma non viene a nessuno il sospetto che qualcuno ci voglia prendere per…. sfinimento?

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