Nostalgia Boateng: "Al Milan i miei anni migliori, ma non avrei la stessa reazione sui cori razzisti. A Londra ero sempre ubriaco. Berlusconi aveva un dono..."

Nostalgia Boateng: “Al Milan i miei anni migliori, ma non avrei la stessa reazione sui cori razzisti. A Londra ero sempre ubriaco. Berlusconi aveva un dono…”


Kevin Prince Boateng, oggi accasato al Las Palmas, in Spagna, dove ha disputato già 15 gare segnando 6 gol, in un’intervista al The Guardian ha ricordato i suoi anni al Milan: “Erano tutti lì. Ho firmato il giorno dopo Ibrahimovic; anche Robinho firmò. C’era Seedorf, Pirlo, Ambrosini, Gattuso, Ronaldinho, Thiago Silva, Jankulovski. Il mio primo giorno, io ero andato là presto a fare i test e ho visto i nomi. Pensai: ‘Questo è un sogno, questo è uno scherzo’ e ho chiamato mio fratello maggiore: ‘Sono seduto accanto a Pirlo.’ ‘Scatta una foto, scatta una foto’ disse e io poi: ‘Ho il vecchio armadietto di David Beckham’. Lui: ‘Stai mentendo’. Ho risposto: ‘Ti mando una foto’“.

Su Ibra: “Credi che sia arrogante e non un bravo ragazzo, ma lui è il contrario. Ride tutto il tempo, fa battute. Sul campo lui è molto serio, molto professionale. Ma fuori, è un ragazzo più divertente che mai“.

E ancora: “Avevano una superstar in ogni posizione, ma la cosa pazzesca era che io stavo giocando. Ho iniziato in panchina, ma ho combattuto. Talento e tecnica tutti li avevano. Forse l’unico con meno tecnica era Gattuso, ma correva 120 minuti come uno psicopatico. Dovevo portare qualcosa di diverso, così ho portato spirito combattivo. Corsa, calci, fino al punto in cui la gente disse: ‘E’ il nuovo Gattuso, il nuovo Gladiatore“.

Rimpianto: “Non riavrei la stessa reazione dopo gli insulti razzisti nell’amichevole contro la Pro Patria, dovevo tenere tutto dentro: noi calciatori abbiamo certe responsabilità“.

Su Berlusconi: “E’ stato fantastico. Abbiamo avuto un rapporto speciale, un legame. Lui mi vedeva come una piccola stella e mi ha incoraggiato a tirare fuori quello che avevo dentro. Le mie migliori stagioni sono state a Milano, lui mi ha spinto molto. E sa di calcio, ha vinto 30 titoli. Quando lo incontri, lui brilla. Ti fa sentire che sei speciale. Questo era il suo dono“.

Ma attenzione al passaggio sul passato: “Quando passai al Tottenham, a Londra, ogni notte rientravo ubriaco alle sei del mattino, mangiavo malissimo e sono arrivato a pesare 95 chili. Il tecnico Jol mi disse che non mi voleva più, a un certo punto però mi guardai allo specchio e mi vidi vecchio: fu la svolta, smisi di bere e uscire e mi presi cura del mio corpo“.

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