Da Empoli a Empoli, dalla doppietta alla panchina: il percorso (discendente) di Gianluca Lapadula

Da Empoli a Empoli, dalla doppietta alla panchina: il percorso (discendente) di Gianluca Lapadula


Gianluca Lapadula, da Empoli a Empoli. E’ passato un girone e le cose, in un certo modo, sono notevolmente cambiate. All’andata il numero 9 rossonero pareva essere esploso, pareva che si fosse ormai ritagliato un ruolo di primissimo rilievo nel Milan di Montella, soprattutto dopo la doppietta realizzata al Castellani e il gol-vittoria segnato due giornate prima a Palermo; il primo, di tacco per giunta, per lui in Serie A. Passando poi per la gara casalinga col Crotone, dove sempre lo stesso ex Pescara ha concesso la vittoria al Diavolo segnando ai rossoblù proprio allo scadere. Insomma, con quattro reti all’attivo, una doppietta e quattro punti di fatto autografati e portati in casa rossonera, si è arrivati a Natale con la speranza, e la convinzione possiamo azzardare, di aver trovato il futuro dell’attacco milanista.

Cos’è successo poi? Un paio di partite sotto tono, la via del gol non trovata e Montella che ha preferito ridare fiducia a un Carlos Bacca che, nonostante le numerose critiche, da gennaio (ad ora) è tornato di fatto titolare e unico rappresentate dell’attacco del Milan e ha trovato comunque la gioia personale ben 13 volte in campionato, nonostante problemi fisici e squalifiche. Per tutti questi motivi Lapadula è tornato, umilmente come è solito fare, al suo ruolo di comprimario, sedendo in panchina e restando a disposizione del mister, pronto a dare il massimo in qualche scampolo nei minuti finali di partita. Il suo nome è tornato di moda soprattutto dopo il derby, partita nella quale il numero 70 colombiano ha faticato a crearsi occasioni da rete, anzi, ne ha fallita una piovuta dal cielo, ma soprattutto non ha contribuito attivamente alla manovra milanista, cosa che invece l’attaccante torinese riesce a fare in maniera efficace. Arrivati dunque sul finale di stagione, quel è il giudizio su di lui?

26 anni, 27 reti in Serie B nella stagione passata ma nessuna esperienza nella massima lega, le premesse. La corte dei massimi club italiani intorno a lui la scorsa estate, nello specifico Juventus, Inter e Napoli, avevano ingolosito tutti i tifosi milanisti, soddisfatti e curiosi di vedere all’opera il capocannoniere della serie cadetta. Ma forse proprio questo, il fatto che un club come quello juventino, molto attivo sul mercato per quanto riguarda i giovani, non abbia forzato per ottenerlo, avrebbe dovuto far pensare. Luca Toni e Diego Milito a parte, la storia ci insegna che è difficile che possano esplodere grandi fenomeni in un’età già avanzata come la sua. Ma allo stesso tempo non si può attribuire all’ex Pescara un giudizio negativo, soprattutto per l’impegno messo in evidenza in quelle poche occasioni nelle quali ha avuto modo di esprimersi e per i 4 punti in classifica conquistati praticamente da solo che permettono al Milan in questo momento di stare davanti ai cugini rivali neroazzurri e di rimanere a contatto con le altre due pretendenti all’Europa League, Lazio e Atalanta.




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